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Ogni due anni l’Associazione Italiana Ex Libris indice un concorso internazionale aperto a tutti gli artisti che vogliano cimentarsi nell’arte dell’incisione. Di ex libris ne avevo già parlato in due occasioni, in un articolo per illustrarne la storia e in un altro, più recente, in occasione di una mostra dedicata a uno dei massimi incisori del Novecento italiano.

L’Associazione, nata nel 1986, come da statuto si propone lo “scopo di promuovere e sviluppare la diffusione dell’ex libris nelle sue diverse tecniche incisorie e della piccola grafica”.



Finalmente riesco ad andare a trovare l’attuale presidente in carica dell’A.I.E che, con monolitica pazienza, mi accoglie sempre a braccia aperte nel suo meraviglioso studio, nonostante io continui a esercitare in apparenza la difficile professione di Primula rossa (nel senso di inafferrabilità, sia chiaro). E mio malgrado.
Uomo dalle molteplici passioni, oltre che restauratore di libri, Angelo Sampietro è a sua volta incisore e altro ancora. Mi mostra gli ultimi tesori scovati nelle sue ricerche in ambito antiquario: gli ultimi Pinocchi ritrovati che sono andati a rimpinguare la sua incredibile collezione, cartelle intere di piccoli capolavori d’arte incisoria dei migliori artisti internazionali, alcuni numeri delle riviste di piccola grafica che l’Associazione Italiana Ex Libris pubblica semestralmente. E infine mi parla del prossimo bando indetto che riguarda, niente meno, i Fumetti e i Cartoni animati!



Anche il bando di quest’anno, valido per la premiazione del 2018, è aperto a tutti e la partecipazione è gratuita.

Gli ex libris dovranno avere una dimensione massima di carta di mm 210 x 148 (DIN A5), con dimensione libera di stampa. E dovranno essere eseguiti con tecnica di stampa a calcografia, xilografia e litografia.
Per opere con tecniche di stampa diverse, seppure rientreranno in catalogo, non ci sarà valutazione ai fini della competizione. Delle opere inviate, 100 saranno pubblicate in un catalogo cartaceo, ma tutte verranno riprodotte in un Cd, e a tutti gli artisti partecipanti verrà inviata una copia del catalogo cartaceo unita al Cd.
I premi istituiti, del valore di mille euro ciascuno, saranno tre: migliore opera realizzata da un artista italiano, migliore opera realizzata da un artista non italiano, migliore opera realizzata da un artista giovane (nato dopo il 01.01.1981).

La scadenza per l’invio è entro le ore 12.00 del 30 novembre 2017.

Trovate qui tutte le informazioni dettagliate, gli indirizzi per i contatti e la scheda di partecipazione nel file del bando 9°concorso 2018 fumetti.



Non contento (per la mia felicità) di avermi regalato un numero della splendida rivista periodica di L’ex libris italiano pubblicata dall’Associazione, il presidente mi regala anche il catalogo dell’ultimo concorso di ex libris, l’Ottavo Concorso Internazionale Ex Libris, la cui premiazione era avvenuta nel 2016. Il concorso precedente a quello di cui parlo più sopra aveva per tema l’Italia, “Buon compleanno, Italia!”, prendendo spunto dal settantesimo anniversario della proclamazione della Repubblica Italiana. Gli artisti, italiani e non italiani, si sono sbizzarriti e ci sono veramente dei begli esempi di arte grafica, di cui ne riporto le opere premiate e alcune a mio gusto.

Categoria Giovani



Primo classificato, categoria Giovani – Kalina Kraleva (Bulgaria): “Bella Italia”, acquaforte e acquatinta


Secondo classificato, categoria Giovani “Premio Xotaris” – Maria Kolyshkina (Russia): “Madonna”, acquaforte


Secondo classificato, categoria Giovani “Premio Xotaris” – Gleg Sidorenko (Belarus): “Happy birthday Italy!”, acquaforte e vernice molle


Terzo classificato, categoria Giovani – Michael Pisialek (Polonia): “Happy birthday Italy!”, acquaforte e acquatinta


Terzo classificato, categoria Giovani – Ulyana Turchenko (Polonia): “Forza vitale”, lastra (?)

Categoria Artisti Italiani


Primo classificato, categoria Artisti Italiani – Ivo Mosele, “Palladio/Vicenza”, maniera nera


Secondo classificato, categoria Artisti Italiani “Premio Xotaris” – Silvano Bricola: “Cavalcata sulle città”, acquaforte, acquatinta e vernice molle


Secondo classificato, categoria Artisti Italiani “Premio Xotaris” – Luigi Casalino: “Buon compleanno, Italia!”, acquaforte


Terzo classificato, categoria Artisti Italiani – Paolo Graziani: “Omaggio all’Italia”, acquaforte


Terzo classificato, categoria Artisti Italiani – Roberta Pancera: “Bologna”, puntasecca

Categoria Artisti Non Italiani


Primo classificato, categoria Artisti Non Italiani – Vladimir Zuev (Russia): “Michelangelo Poetry”, vernice molle, bulino e acquatinta


Secondo classificato, categoria Artisti Non Italiani “Premio Xotaris” – Ryszard Balón (Polonia): “Happy birthday Italy!”, incisione su plastica


Secondo classificato, categoria Artisti Non Italiani “Premio Xotaris” – Katarina Vasickova (Grecia): “L’uomo delle montagne”, acquaforte e maniera nera


Terzo classificato, categoria Artisti Non Italiani – Elena Garavito Sierra (Colombia): “Italia”, acquaforte


Terzo classificato, categoria Artisti Non Italiani – Ivan Rusachek (Belarus): Viae Romam”, acquaforte

Non mancano le menzioni d’onore della Giuria, di cui ne pubblico quattro.


Kayauko Jinno (Giappone): “All the Country in celebration of Italian Republic”, maniera nera


Alexei Bobrusov (Russia): “Vincitore”, acquaforte, C11/colorato a mano


Mariateresa Nagel (Italia): “Auguri!!!”, acquaforte e acquatinta



Silvia Raquel Santana (Argentina): “ “Ieri, oggi, domani…” ”, acquaforte e acquatinta

E le opere di alcuni artisti partecipanti che figurano nel catalogo.


Bercht Angerhofer (Austria): “Caffè Stella Polare, Trieste”, acquaforte e acquatinta


Ishu Jindal (India); “Italia”, acquaforte e acquatinta


Virginia Kalinauskaite (Lithuania): “Happy birthday Italy!”, acquaforte e acquatinta


Frederic Kuhlmann (Francia): Fête à Venise”, acquaforte, colorato a mano


Serik Kulmeshkenov (Stati Uniti): “Head of girl”, X6


Lanfranco Lanari (Italia): “Buon compleanno, Italia!”, acquaforte e vernice molle


Kirill Lysenko (Russia): “Lake Garda”, linoleografia


Jaroslav Minar (Repubblica Ceca): “Diablo Paganini”, bulino, puntasecca e maniera nera


Shota Nishio (Giappone): “Daisy”, misto


Surai Telang (India): “Happy birthday Italy!”, stampa in rilievo


Israel Valdivia Martinez (Messico): “Iconos de Italia”, linoleografia

Come si sarà visto dalla breve esposizione, molti tra gli artisti incisori partecipanti provengono dall’Europa orientale. Questo perché negli stati europei dell’est l’incisione in generale, oltre la forma dell’ex libris, ha una lunga tradizione. Le accademie si avvalgono di numerosi e valenti maestri dando modo agli allievi di essere seguiti, inoltre la tecnica viene studiata e praticata per lunghi anni in laboratori forniti di torchi in gran numero e di tutto il materiale che occorre per incidere.


Non mi resta che augurare In bocca al lupo! agli artisti della Nona Arte che parteciperanno. Curiosissima di vedere l’argomento fumettistico trasposto in incisione, ma per quello dovremo tenerci la curiosità fino al prossimo anno.


5 maggio 1895, New York Journal.
Yellow Kid, di Richard Felton Outcault



Il presente testo è apparso come articolo in Giornale Pop.


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Articolo apparso in Giornale Pop: FUMETTI E CARTONI ANIMATI IN CONCORSO



Vedi anche qui .

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Articolo apparso in Giornale Pop: VIAGGIO A CONSONNO, LA CITTÀ FANTASMA



Vedi anche qui .

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Effemeridi / [Aeroporti - animali] L'aeroporto è un'arca di Noè
« Ultimo post da tontonlino il 24 Giugno 2017, 21:11:00 »
La recingono, la delimitano, la difendono: sono muri, cancelli, reticolati disposti attorno all’area aeroportuale per proteggerla dalle incursioni esterne. Le norme di sicurezza ne precisano il tipo, ne indicano la funzione primaria, che è sostanzialmente quella di isolare l’aeroporto dal resto del mondo. E il resto del mondo vuol dire anche gli animali.

Recinto di un aeroporto

Poiché gli spazi immediatamente dietro i recinti sono scarsamente frequentatati dall’uomo, diversi animali, tra cui i conigli, le volpi, i cinghiali e vari volatili vi eleggono domicilio. Molti non prestano attenzione a quanto avviene all’interno di quell’area da cui sono stati estromessi, altri, invece, più curiosi, tentano l’avventura: scavano, rosicchiano, sfondano, scavalcano, sorvolano, ed eccoli dall’altra parte. Il resto lo raccontano i titoli dei giornali.

“CATANIA, MUCCHE ALLA RISCOSSA ALL'AEROPORTO. Probabilmente fuggiti nella notte da un allevamento distante qualche chilometro dallo scalo, i sei bovini hanno raggiunto il terminal Arrivi prima di essere bloccati dalla polizia” (TgCom24).

Mucche in partenza all'aeroporto di Catania

“LINATE: PERICOLO VOLPI SULLE PISTE D'ATTERRAGGIO […] Si è fatto notare che se le volpi sono giunte fino all'aeroporto evidentemente lì vi hanno trovato le loro prede naturali, come le lepri, che periodicamente vengono catturate e destinate ad aree di ripopolamento. C'è chi poi fa notare che il problema sta nella recinzione, che evidentemente non isola completamente l'area dell'aeroporto. Una coppia di volpi", si legge sul Corriere della Sera, "era già stata vista qualche anno fa, quando fu organizzata una maxi operazione per la cattura delle lepri e dei fagiani che uscivano dalle aree verdi e si lanciavano con incursioni sulle piste, spinte ai margini della boscaglia dai predatori. È certo che ora la comunità sia cresciuta” (bighunter.it).

Volpe in aeroporto

“ASINI A SPASSO VERSO L'AEROPORTO: CHIUSA LA ROMA-FIUMICINO. La Polizia stradale ha chiuso un tratto dell'autostrada e catturato i due animali che stanno bene e sono tornati dal proprietario” (quotidiano.net).

Asini

“L’AEROPORTO JFK BLOCCATO DALLE TARTARUGHE. Ieri a New York alcune piste sono state invase da tartarughe che cercavano di raggiungere la spiaggia, tra l'ilarità dei piloti” (il post.it).

Tartaruga al JFK

“I CINGHIALI IN AEROPORTO IL GIORNO DELLA VIGILIA. Sono sbucati dai boschi di Lonate Pozzolo e si sono messi a correre verso le piste. Immediatamente sono stati individuati dalla torre di controllo che ha fatto partire il servizio di sicurezza” (varesenews.it).

Cinghiali a Milano Malpensa

“CHIUDE L'AEROPORTO DI MADRID, IN PISTA C'È UN CINGHIALE. Il maggior aeroporto spagnolo è stato costretto a chiudere per un allarme. Fortunatamente nessun attacco terroristico: si è trattato solamente di un cinghiale il quale, sgattaiolato da un buco nella recinzione, si è avventurato sulla pista” (Back Blog).

Cinghiale all'aeroporto di Madrid

"HONG KONG: CACCIA AL CINGHIALE IN AEROPORTO. La storia non finisce troppo male. I grandi mezzi sono stati utilizzati per neutralizzare un cinghiale che si era perso sulla pista" (20minutes.fr).

! No longer available

“UN CANGURO A SPASSO PER L'AEROPORTO DI MELBOURNE. Aeroporto chiuso causa canguro. È successo in Australia a Melbourne dove all'improvviso l'animale è spuntato fra la sorpresa di addetti, lavoratori e passeggeri. Il piccolo canguro era ferito ad una zampa dopo essersi scontrato con una macchina proprio fuori dall'aeroporto. Una volta entrato nel terminal ha cominciato a vagare senza meta, muovendosi con difficoltà a causa della ferita, finché non si è rifugiato in una farmacia, evidentemente un posto che grazie agli alti scaffali gli deve essere sembrato sicuro e riparato. A quel punto la sicurezza ha dovuto chiudere una parte dell'aeroporto e chiamare gli esperti volontari di un ente per la protezione animali che con tutte le precauzioni necessarie sono riusciti a catturare e portare in salvo il canguro ribattezzato Cyrus dal nome di uno dei soccorritori” (il messaggero.it).

! No longer available

“CACCIA ALLE LEPRI IN AEROPORTO. Linate chiuso per lepri. L'aeroporto di Linate ospita una prospera colonia di lepri. Le bestie si sono ambientate bene nei prati tra le piste e quest'anno, anche grazie all'inverno particolarmente mite, sono nati tantissimi cuccioli. Secondo la Sea che gestisce gli aeroporti, ci sono talmente tante lepri che potrebbero diventare un pericolo per gli aerei, finendo tra le ruote dei velivoli. Pare anche che le lepri "creino allarmi radar" zampettando di notte in giro per le piste. Per risolvere (almeno temporaneamente) il problema, sabato sera verranno predisposti 4 km di reti che serviranno, domenica mattina, a catturare le lepri” (ecoblog.it).

Lepre in aeroporto

“GENOVA, STORMO DI GABBIANI INVADE L'AEROPORTO: VOLI BLOCCATI. Un enorme stormo di gabbiani si è stabilito ieri pomeriggio sulle piste dell'aeroporto, bloccando il traffico aereo” (ilgiornale.it).

Gabbiani

“L'AEROPORTO DI FIUMICINO È INVASO DAI PICCIONI. Una situazione che va avanti da anni, ma che adesso sta diventando insostenibile nel disinteresse generale” (il Giornale.it).

Piccione

“UN AVVOLTOIO PERTURBA UN AEROPORTO. Un allarme è stato lanciato nell’aeroporto di Glasgow (Scozia) a causa di un avvoltoio di nome Gandalf, tre metri di apertura alare, sfuggito da una esibizione dei dintorni, hanno indicato oggi i controllori aerei” (lefigaro.fr).

L'avvoltoio Gandalf

"SCATTA L'OPERAZIONE LUMACHE NELL'AEROPORTO DI NIZZA. Una pista dell’aeroporto di Nizza è stata chiusa ieri per cinque ore allo scopo di togliere i milioni di lumache che l’avevano invasa durante la notte. Prima del primo volo previsto per le 06:30, il sistema di controllo aveva rilevato una presenza anomala sulla pista: le lumache erano fuggite dai fossati allagati dopo le piogge che si sono abbattute sul dipartimento delle Alpi Marittime per mettersi all’asciutto. ‘La bava delle lumache allunga le distanze d’atterraggio’ ha spiegato la direzione dell’aeroporto” (libération.fr).

Lumache all'aeroporto di Nizza

“BLOCCATO DA UNA NUVOLA DI INSETTI L'AEROPORTO MARCO POLO DI VENEZIA. Arrivano a milioni all'improvviso dalla laguna e riescono a bloccare treni ed aerei. Sembra di assistere a un film di fantascienza: prima il cielo è sgombro e pulito, poi diventa nero di nuvole formate da migliaia di piccoli insetti” (la Repubblica.it – Archivio).

E da il novecento di Bergamo citiamo: “Nel 1947 ci fu tra l’altro una spettacolare invasione di cavallette all’aeroporto di Orio. Un vero e proprio assalto da giugno a settembre”.

Cavallette

Questo elenco non è, ovviamente, esaustivo. Altri animali sono tentati dall'incursione nel perimetro aeroportuale e fanno parlare di loro. Tra questi indesiderati abbiamo i pipistrelli, le vespe, le zanzare portatrici di malattie, i cervi e altri ancora.

Ma gli aeroporti non sono vietati a tutti gli animali. Alcuni vi hanno il posto fisso. Come Lilou, il maialino che ha trovato impiego presso l’aeroporto di San Francisco per calmare i passeggeri ansiosi prima del volo. Ormai la pet therapy, nelle sale d’attesa degli aeroporti, è una pratica diffusa. A Malpensa e a Linate (Milano), i bambini possono accarezzare cani e coniglietti. Molti sono i cani assunti per fiutare la presenza di droga o altre sostanze nei bagagli o sulle persone. Questi animali hanno addirittura un bagno a loro riservato nell’aeroporto Kennedy di New York. Questo stesso aeroporto si è appena dotato di un terminale (The Ark) riservato agli animali, e non solo di compagnia. Hanno il loro spazio i soliti cani e gatti ma anche le mucche, i cavalli, i serpenti, i pinguini e tutti gli animali in quarantena che potranno usufruire di un ospedale veterinario.

Bagno per animali

Cani antidroga

Lilou

Coniglietto all'aeroporto

The Ark

Oltre a questi, ci sono gli animali viaggianti con tanto di biglietto. Tra questi sta emergendo ora una categoria particolare, quella degli animali di supporto emozionale, i quali accompagnano le persone con un handicap invisibile. Un trauma, per esempio. Questi animali non pagano, ovviamente, perché fanno parte di una terapia prescritta dal medico specialistico. Si tratta in genere di cani e gatti, ma non mancano le sorprese, come quella del tacchino che ha potuto viaggiare in cabina, o Daniel la simpaticissima anatra che ha accompagnato la sua proprietaria sul volo Charlotte - Ashville (Carolina del Nord - Stati Uniti).

Tacchino in cabina

Daniel

Animale di supporto emozionale

E poi ci sono i collaboratori. Si tratta dei furetti, dei gufi di palude, dei falchi o delle aquile, che danno la caccia ai piccioni, ai conigli, alle lepri o alle volpi, delle pecore e delle capre, che divorando l’erba che cresce intorno agli aeroporti contrastano gli incendi e la proliferazione degli insetti di cui sono ghiotti gli uccelli e quindi anche di quest’ultimi, e dei topi, che sono in grado di rilevare la presenza di esplosivi sulle persone o nei bagagli.

Furetto a caccia di conigli

Falconiere in aeroporto

Pecore all'aeroporto Charles de Gaulle di Parigi

Topo antimina


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"Il mio ultimo capolavoro" / Re:Alcuni haiku apparsi in Giornale Pop
« Ultimo post da Bic il 22 Giugno 2017, 15:58:03 »
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Satira, Vignette e dintorni / DONNE SCORBUTICHE..... di ©Vanessi
« Ultimo post da VANESSI il 20 Giugno 2017, 13:14:58 »
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Poesia / Re:Una poesia al giorno
« Ultimo post da Bic il 20 Giugno 2017, 12:15:36 »
"La gaiezza è una brezza
che ci solleva da terra
e ci depone altrove, in un luogo senza nome-
Non ci riporta indietro, ma dopo un certo tempo
ridiscendiamo sobri
e siamo un po' più nuovi
per quell'ora passata in una terra incantata -"


Emily Dickinson - 1118, poesie.


(18- 06- 1989, b. anniversario)


Vero. La signora Emily dice sempre con immediatezza e semplicità grandi verità.
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Poesia / Re:Una poesia al giorno
« Ultimo post da poeta zaza il 19 Giugno 2017, 22:18:27 »
"La gaiezza è una brezza
che ci solleva da terra
e ci depone altrove, in un luogo senza nome-
Non ci riporta indietro, ma dopo un certo tempo
ridiscendiamo sobri
e siamo un po' più nuovi
per quell'ora passata in una terra incantata -"


Emily Dickinson - 1118, poesie.


(18- 06- 1989, b. anniversario)


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Effemeridi / [viaggi - luoghi] Viaggio a Consonno, la città fantasma
« Ultimo post da Bic il 19 Giugno 2017, 13:34:52 »

VIAGGIO A CONSONNO, LA CITTÀ FANTASMA

Una città fantasma è una città abbandonata. I motivi dell’abbandono possono essere diversi: la mutata economia del luogo, un’accidentale mancanza di risorse naturali, una deviazione delle vie di percorribilità, disastri ambientali o naturali, mutate condizioni politiche o espropri governativi, e altri ancora.
Alcune rinascono trasformandosi in luoghi di turismo, altre cadono sempre più nell’abbandono. Ce ne sono in tutto il mondo.
L’Italia annovera diverse città fantasma, un po’ in tutte le regioni. Tra quelle che ho visitato ricordo molto bene il bellissimo borgo medievale di Bussana Vecchia, in Liguria, nella provincia di Imperia, che fu parzialmente distrutta dal terremoto nel 1887 e poi abbandonata. Negli anni Cinquanta, in parte fu riportata in vita da una comunità di artisti che si trasferirono negli edifici meno danneggiati, ristrutturandoli, e oggi è una meta turistica dove qua e là ci sono botteghe artigiane.


Uno scorcio di Bussana Vecchia

Le città fantasma hanno un fascino sottile e silenzioso. Si sente il momento della rottura come un’eco, si vede la lenta erosione, si tocca il presente. È un viaggio nel tempo. Le voci della vita, la felicità, il dolore, le piccole cose della vita quotidiana che ci sono state risuonano ancora, cristallizzate, dietro la facciata di un presente che vorrebbe smentirle. Forse per questo sono chiamate città fantasma, perché vivono di una vita che sta appena dietro la realtà, e si rendono visibili  solo nel silenzio.

Infatti, per andare a Consonno, ho scelto un giorno infrasettimanale. Niente gitanti, bambini piangenti, auto in parcheggio, bibite volanti, chiacchiericcio inutile. Durante la settimana il borgo è felicemente chiuso da una stanga di ferro, posta all’inizio della strada di accesso, strada che si può invece percorrere in auto per arrivare al centro del paese di sabato e domenica, con tutta quella comodità che preclude i sensi non solo all’atmosfera ma anche al bello. Perché dalla stanga a Consonno, su in alto, c’è da fare un bel pezzo a piedi, in salita. La strada è sinuosa e lussureggiante, si inerpica a tornanti in mezzo a un bosco che è ancora un bosco. E non c’è nessuno, tranne pioppi e castagni, acacie e tigli, pini silvestri e tutto un brusio di animali che si agita al nostro passaggio. L’estate non è ancora cominciata e ai lati della strada c’è un tripudio di colori, cespugli di rovi pronti a dare more, piante di bardana enormi. Fusti di equiseto giganteschi, quasi non ci voglio credere! Tra gli organismi più antichi della Terra, arrivano ancora prima delle angiosperme, e sono gli unici discendenti delle piante giganti simili alle felci. Faccio una sosta di qualche secondo e un ramarro si nasconde veloce, lasciando l’impressione di un verde fosforescente acceso.


Equiseto, o coda cavallina

Consonno, una frazione di Olginate, nella provincia di Lecco, da cui si ha una bellissima vista del lago, del monte Resegone e dei paesi lagunari circostanti, fino agli anni Sessanta era un antico borgo rurale tipico del luogo.


Consonno nel 1953


Un antico cortile di Consonno, 1955

Nel 1961, il conte Mario Bagno, un eccentrico impresario edile di Vercelli che si stava arricchendo grazie al boom economico del dopoguerra, e che aveva in appalto strade e aeroporti in tutta Italia, riuscì a ottenere dall’amministrazione comunale l’approvazione per una strada che congiungesse Consonno e Olginate. I fatti che seguirono sono controversi. Ci fu un passaggio di proprietà dalle due famiglie proprietarie dell’intero territorio all’impresario e, l’anno successivo, cominciarono ad arrivare ruspe e camion per le opere di demolizione. Però sembra che il Bagno avesse assicurato che la demolizione sarebbe stata nel rispetto del borgo agricolo, nonostante le modifiche introdotte a finalità turistiche, perché l’obiettivo (diceva) era quello di creare un luogo agro-turistico. Di fatto, l’intero paese venne completamente distrutto, ad eccezione dell’antica chiesa di san Maurizio, della canonica adiacente, e del cimitero. Sembra anche con atti di forza, come la demolizione di stalle dove all’interno c’erano ancora animali o gli abitanti costretti a trasferirsi in baracche.

Nella testa di Mario Bagno, Consonno, facilmente raggiungibile da Milano, avrebbe dovuto diventare una “città dei balocchi”, anzi, la Las Vegas della Brianza.


L’impresario Mario Bagno


Una ruspa all’opera. L’immagine proviene da un filmato della Televisione svizzera

E una sorta di Las Vegas diventò, meta di personaggi che si contendevano le pagine dei rotocalchi dell’epoca come Pippo Baudo, o gruppi musicali come i Dik Dik, e molto altro del jet set nazionale.


Uno scorcio di Consonno all’epoca dei “balocchi”: il Salone delle feste. Sullo sfondo la costruzione detta del Minareto, una sorta di centro commerciale con una torre che richiama l’architettura araba

Oltre che eccentrico per le sue costruzioni improbabili con cui riedificò Consonno, Mario Bagno si rivelò anche pericoloso, facendo saltare con la dinamite una delle colline, quella antistante al cimitero, perché “disturbava” il panorama coprendo parzialmente la vista del Resegone. L’opera di smottamento delle ruspe e le modifiche forzatamente indotte ruppero l’equilibrio idrogeologico e cominciarono le frane, la prima nel 1967. Ma il conte non se ne diede per inteso e continuò nella sua opera faraonica immaginando altri progetti ambiziosi: un circuito per le auto da corsa, un enorme zoo e un luna park, che fortunatamente rimasero irrealizzati. Anche perché, con lo smottamento del 1977, cominciarono le denunce delle associazioni ambientali. E inoltre, finita la novità, la gente aveva cominciato a scemare.
Dopo una demolizione senza possibilità di ritorno e una breve vita di fasto, comincia la seconda vita di Consonno, quella di città fantasma: a poco a poco si svuotò sempre più e restò nel completo abbandono.


Consonno prima del 1976


Il Missile Bagno, sullo sfondo la torre del Minareto ancora in costruzione

Un paio di cartoline nel momento in cui la Consonno di Bagno è al suo “fulgore”.



Bagno ritentò una riqualificazione adibendo il Grand Hotel Plaza a ricovero per anziani nel 1981, ma nel 2007 la casa venne trasferita a Introbio. Ed è di pochissimo dopo il rave party che tornò a far parlare del paese. Se prima la Consonno di Bagno era in stato di abbandono, in seguito al rave fu letteralmente ricoperta di graffiti (e questo potrebbe rappresentare una forma di espressione aggiunta a un sito abbandonato), ma subì anche pesanti vandalismi.

La città dei balocchi, dopo l’abbandono, si presentava più o meno come segue.
Qui la vediamo nel 1980 dopo lo smottamento: il portone di ingresso similmedievale e una veduta del Minareto.



E ancora, dopo il 1980.


Una cartolina di Consonno, ormai città fantasma


La Pagoda


All’epoca dei fasti c’era il trenino turistico per un giro perlustrativo del borgo


Interno del Minareto

E oggi Consonno com’è?
Torniamo alla strada che si inerpica da Olginate. Il ramarro è sparito velocissimo, il sole è a picco, merli e fringuelli cantano la loro sinfonia, lassù in alto nel cielo azzurro un falco gira in cerchio. Fa caldo, però man mano che si sale l’aria porta refoli di fresco.

A darci il benvenuto è il cosiddetto “pavesino”, il Grand Hotel Plaza, portale di ingresso ad arco dentro una struttura futuristica.


Qui visto dall’altro lato.



Più avanti, uno degli slogan di benvenuto apposti su sostegni metallici, ormai seminascosto dalla vegetazione, recita: “Consonno è il paese più piccolo ma più bello del mondo”.


Lì, da una curva, scorgo la torre del Minareto.


Ci scappa uno sguardo giù a valle, ormai siamo saliti di un bel po’ e faccio uno scatto al panorama di sotto. La giornata è afosa e poco limpida sul lago.


Un altro cartello di benvenuto: “Chi vive a Consonno campa di più”.


A uno slargo prendiamo a sinistra.


E finalmente ci appare il Minareto.


Avvicino il fuoco dell’obbiettivo…


… e mi inoltro lungo lo stradone antistante, scattando a flusso libero.




Il municipio avvisa con un cartello di non entrare negli edifici perché sono pericolanti. Ma in qualche locale entro per fotografare i graffiti, ormai non è restato nient’altro.



Pavimenti di grés colorati, spesso rotti e divelti, e saracinesche aperte o sfondate.



E proseguo ai piani di sopra.









Scendo e continuo verso la Pagoda, la discoteca e il Salone delle feste.









Fino ad arrivare al grande piazzale pavimentato di marmo in fondo al quale sorge l’antica chiesa di san Maurizio, e che si è salvato. Intorno qualcuno tiene la vegetazione a bada e l’erba è rasata.







L’antica canonica contigua alla chiesa…


… porta ancora un affresco con lo stemma dei Visconti.


Non ho saputo resistere e sbircio da una fessura della porta dalle assi un po’ sconnesse. Di là pare si apra un giardino meraviglioso.


Al ritorno passo su un altro lato della vecchia discoteca ed entro sulla pista.





Una delle ultime foto è per il ponte. Tra la vegetazione che ormai lo sommerge, vedo una coccinella.



Sulla strada del ritorno, stavolta in discesa, a poco a poco le voci mi si scrollano di dosso. Più in fondo, riparata da un tornante, c’è una fontanella ad acqua continua. L’acqua freschissima finisce di lavare tutto.

Il nuovo sta morendo sempre più, i graffitari lo hanno rivendicato e la natura se lo sta riprendendo. L’antico è ancora lì, intatto, con le sue due ultime vestigia.


Un altro degli slogan di benvenuto: “A Consonno è sempre festa”, oggi


“A Consonno è sempre festa”, ieri.

A Consonno è sempre festa” dice un altro vecchio slogan di benvenuto lungo la strada di accesso ormai lontana.
E in qualche modo è ancora vero.
L’associazione “Amici di Consonno”, fondata dagli ex abitanti e dai loro figli, organizza feste tipiche periodiche, come la sagra di san Maurizio e la Burollata. Nel bel portale intitolato all’antico borgo, tante immagini, video, notizie, storia.


La Burollata


Il testo è apparso come articolo
in Giornale Pop.

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Il Riacquistu è quel movimento culturale che ha visto, a partire dagli anni ’70, la riappropriazione, da parte del popolo corso, della sua lingua e della sua cultura nelle sue varie forme.
La lingua corsa fino ad allora era un po’ considerata, non come parte integrante della cultura corsa, ma come una specie di italiano associato alle idee fasciste. La collusione degli irredentisti corsi col fascismo italiano venne messa in evidenza in seguito al processo che si aprì a Bastia il 17 luglio 1946. La parola d’ordine di quel periodo fu “Il faut châtier les traitres”, bisogna punire i traditori.


Se l’insegnamento del corso non si ebbe che nei primi anni ’70, nella scuola pubblica, già negli anni ’20 fu l’oggetto di un serrato dibattito politico aperto dai corsisti del Partito Corso d’Azione e la rivista irredentista A Muvra. Uno dei principali nodi da sciogliere era se dotare la lingua corsa di una grammatica e di una ortografia oppure insegnarla in modo da stimolare la loro produzione. Oltre a queste discussioni, a dire il vero poco interessanti rispetto alla posta in gioco geopolitica e culturale, la lingua corsa non riusciva a emanciparsi dallo schema diglossico che vedeva, da una parte gli irredentisti fascisti favorevoli alla sua subordinazione all’italiano e, dall’altra, i corsisti e i cirneisti che proponevano un inquadramento meno rigido della loro lingua.

Nel 1955 appare la rivista U Muntese che si proponeva di difendere la lingua e la cultura corse. Poco seguita dai giovani fu comunque considerata all'origine del Riacquistu.

Nel 1970 la pubblicazione dell’opera Intricciate è cambiarine, manuel pratique d’orthographe corse di Pasquale Marchetti e Dumenicantone Geronimi permise il superamento della questione ortografica.


Contrariamente alle attese di quegli anni, oggi l’insegnamento del corso nella scuola pubblica si misura con un bilancio sostanzialmente negativo. Rinchiusa nel ghetto scolastico, non è stata considerata dai residenti una lingua viva che potesse essere parlata da tutti in tutti i contesti della vita quotidiana, bensì una lingua elitaria, una  specie di “corso di università”, secondo l’espressione di un mio conoscente.
Ciò nonostante la lingua corsa, dopo essersi impossessata della scuola, aveva conquistato la toponomastica. I cartelli situati agli ingressi dei paesi e delle città non sono in solo francese ma bilingui. Qualcuno, riferendosi ai buchi praticati dalle armi da fuoco in molti di quei cartelli, afferma scherzosamente che vengono scritti pure in Braille.


Il corso guadagnava terreno un po’ ovunque. Oggi si possono ascoltare ben cinque stazioni radiofoniche in lingua corsa, per la precisione France Bleue RCFM Frequenza Mora Radio Alta Frequenza, Alta Canzona Corsa, Corsica Radio e Voce Nustrale. La televisione diffonde il canale FR3 Via Stella, che dà ampio spazio alla lingua corsa.  Si tratta della versione isolana di FR3, il terzo canale francese.
La diffusione del corso è stata accompagnata dalla pubblicazione di numerose opere letterarie in lingua o aventi come oggetto la lingua stessa. Sorgono delle case editrici, soprattutto ad Ajaccio e a Bastia, tra cui Alain Piazzola, Albiana e Anima Corsa. Spuntano delle riviste: prima fra tutte Rigiru, poi Kyrn e altre dove si dibatte di corsitudine e di questione corsa.




   

La lingua corsa penetra un po’ ovunque nel tessuto sociale. I nomi vengono pronunciati nella loro versione corsa: non ci si chiama più Dominique, Pierre, Angèle  o François, bensì Domenicu, Pedru, Anghjula o Francescu. Nei registri delle nascite, delle chiese e dei municipi, sono trascritti dei nomi corsi.
La messa, se non viene detta in corso, è spesso cantata nella lingua dell’isola. Numerosi sono i gruppi musicali che hanno introdotto nei loro repertori canti sacri più o meno tradizionali.

Il Riacquistu non fu tuttavia un movimento culturale e sociale spontaneo. Esplosero sì in quel periodo un po’ dappertutto nel mondo l’ethnic revival, la riscoperta delle proprie radici, e la cultura hippie, che promuoveva il ritorno alla natura (in Corsica si ebbe il ritorno di diversi giovani alle campagne e ai mestieri dei loro nonni), ma furono soprattutto due episodi di natura economica e politica a provocarne la nascita. Il primo fu il versamento nel golfo di Genova dei famigerati fanghi rossi da parte della Montedison, il secondo il dramma di Aleria.
 
Ma prima ancora, nel 1960, i corsi scoprirono la loro capacità di difendersi. Il governo Michel Debré aveva approvato il progetto di impiantare una base di test nucleari nel massiccio dell'Argentella. "Abbiate fiducia, non c'è nulla da temere" ripeteva il primo ministro. La mobilitazione fu tale che il progetto fu abbandonato e il governo francese dovette ripiegare su Mururoa. Si sa con quali conseguenze.



A partire dal 1972 le autorità italiane acconsentono al versamento giornaliero in mare di 3000 tonnellate di scorie provenienti da una fabbrica di diossido di titanio e vanadio. Gli effetti disastrosi di tali prodotti sulla fauna, la flora marina e l’essere umano non sono più da dimostrare tanto erano evidenti. La Corsica reagisce. Un vasto movimento di protesta è organizzato a Bastia e ad Ajaccio. Nessuna risposta da parte delle autorità, ovviamente. Parte allora la reazione clandestina: il 15 settembre 1972 una delle navi addette al versamento dei fanghi rossi è fatta oggetto di un attentato esplosivo a Follonica. L’azione è rivendicata dal Fronte Patriottico Corso di Liberazione. Nel mese di febbraio 1973 una grande manifestazione unisce tutti i partiti dell’isola. Nel 1974 dei responsabili della multinazionale Montedison vengono condannati.


Poi ci fu il dramma di Aleria. Era il 21 agosto 1975: 31 uomini armati occupano la cantina vitivinicola di Henri Depeille, un francese originario dell’Algeria. Erano guidati dal leader dell’ARC (Action Régionaliste Corse), il dottor Edmond Simeoni. Le ragioni dell’azione furono spiegate dallo stesso Simeoni: dopo aver beneficiato di prestiti esorbitanti, il viticoltore pied-noir, con altri commercianti, avevano organizzato una truffa colossale ai danni dei piccoli agricoltori.
La televisione dà ampio spazio a quanto succede in Corsica. Molti simpatizzanti accorrono da tutta l’isola per sostenere il comando. La risposta dello Stato non si fa attendere. Il 22 agosto Michel Poniatowsky, l’allora ministro degli interni, ordina a 1200 gendarmi e CRS, con l’ausilio di blindati ed elicotteri, di circondare la cantina e di sloggiarne gli occupanti. L’attacco è dato alle ore 16 e dura pochi minuti. Si spara e si uccide. Il bilancio è di tre morti dalla parte delle forze dell’ordine.


Da allora non si farà che parlare di quegli eventi, dei problemi degli agricoltori, dei pescatori corsi, dei problemi economici della Corsica. A poco a poco riappare la consapevolezza di trovarsi in un’isola abbandonata al suo destino, con dei problemi mai risolti, sfruttata dai potenti, da cui si continua a emigrare. Si fa spazio la voglia di lottare e di opporsi. Ci si riscopre fieri di essere corsi e, nel contempo, ci si apre alle altre culture oppresse. Persino la produzione alimentare viene condizionata da questo rinnovo e trovano spazio nei negozi articoli prodotti nell'isola quali il miele, la marmellata di castagne, i liquori, oli d'oliva, ecc.
Nel 1973 nasce un gruppo musicale dal nome eloquente, Canta u Populu Corsu, che sarà all’origine del rinnovo della canzone corsa. Se fino ad allora erano i tempi di Tino Rossi, Tony Toga e Charles Rochi, dei sons des guitares dei locali notturni, con questi pionieri della nuova canzone corsa inizia una nuova era. Da subito caratterizzato dal suo impegno politico, prima regionalista, poi indipendentista, il gruppo si schiera in difesa della lingua, dei valori e della cultura della Corsica. Dal 1981 crea delle scuole di canto polifonico, sotto tutte le sue forme: il sacro, il religioso, il francescano, il profano, il contemporaneo, il tradizionale, il world music e la musica elettronica. Appartennero al gruppo i fratelli Bernardini, oggi pezzi inamovibili dei miei adorati Muvrini.


Gli anni '80 furono quelli dell'avvento della sinistra al potere e della creazione di nuove istituzioni. L'Università di Corsica, intitolata a Pasquale Paoli, riapre le porte a Corte nel 1981. Nel quadro della politica di decentralizzazione, nel 1982 è istituita la Collettività Territoriale della Corsica. Vengono creati la cinemateca di Portovecchio, il Centro Mediterraneo della Fotografia a Bastia, sono promossi vari festival tra i quali il festival del film italiano a Bastia. Il Museo Regionale di Antropologia di Corsica è fondato a Corte nel 1997. Ci si apre all'altro, si confrontano le culture. La Corsica non attrae più soltanto i turisti in cerca di spiagge e di esotismo. Ormai l'isola ha fatto il salto di qualità ed esercita un forte richiamo per il turismo culturale. Nel 1993, con l'obiettivo di organizzare le varie espressioni del fenomeno culturale dell'isola, nascono le Assisi della Cultura Corsa.
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