Autore Topic: Riflessioni, e vaneggiamenti, estivi intorno alla democrazia.  (Letto 98 volte)

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Offline barabba

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Discorrevo l’altro giorno sull’utilità o meno dell’andare a votare.
Sosteneva un mio collega la necessità di recarsi alle urne e di esprimere sempre e comunque la propria scelta per una qualsiasi delle parti in campo. Attingeva a un vecchio argomento  “ogni voto vale uno, se non scelgo io sceglie qualcun altro per me” per molti sempre valido.
Non ero d’accordo naturalmente.
L’idea stessa di scelta è di per sé utilitarista e presuppone il raggiungimento di un obiettivo concreto o di un utile, se astratto o personale poco importa, e spesso si materializza come la scelta non del migliore ma del meno peggio. Ma, uno dei principali ingredienti della democrazia è il dubbio. Il quale ha sempre avuto la funzione di spezzare la realtà, di duplicarla e, di conseguenza, di generare domande. Dal dubbio, come scoperta della non univocità del reale, nasce la coscienza e il libero arbitrio. A sua volta, uno dei modi in cui il dubbio può manifestarsi è il dissenso; il quale si può, anzi si deve, esprimere in ogni maniera possibile, compresa la libertà di non votare.
La libertà di non recarsi alle urne ha un senso, soprattutto oggi, nelle nostre imperfette democrazie in cui il potere ha mutato il proprio volto.
Un potere che non reprime più il dissenso, ma opera affinché non possa costituirsi; un potere che non punisce i corpi, ma si impadronisce delle menti eliminando alla radice il dubbio e quindi il libero arbitrio.
Il mio collega ha obiettato che si può scegliere tra una pluralità di partiti e di candidati.
Vero. Ma se tale pluralità è solo fittizia? Come la mettiamo? Se la differenza è finta? Che succede? Se la vittoria di forzisti o pentastellati si risolve nella vittoria dell’identico paradigma, cosa è possibile fare?
Beh, allora un modo per esprimere il proprio dissenso è quello di non votare.
Ovviamente non è l’unico modo.
Per cominciare, si potrebbe iniziare a dubitare, evitare di conformarsi al pensiero corrente (anche, soprattutto, quello scientifico) e rimettere in discussione quanto già sappiamo e diamo per scontato.
Scriveva de Tocqueville quasi due secoli or sono nel suo La democrazia in America.
“Credo che la forma di oppressione da cui sono minacciati i popoli democratici non rassomiglierà a quelle che l’hanno preceduta nel mondo … Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo, vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari con i quali soddisfare i loro desideri. Ognuno di essi, tenendosi da parte, è quasi estraneo al destino di tutti gli altri: i suoi figli, i suoi amici, formano per lui la specie umana; quanto ai propri concittadini, egli è vicino a essi, ma non li vede; li tocca ma non li sente; vive in se stesso e per se stesso; se gli resta ancora una famiglia si può però dire che non abbia più patria.
Al di sopra di essi si eleva un potere immenso e tutelare, che solo si incarica di assicurare loro i beni e di vegliare sulla loro sorte. È assoluto, particolareggiato, regolare, previdente, e mite. Rassomiglierebbe all’autorità paterna se, come essa, avesse lo scopo di preparare gli uomini alla virilità, mentre cerca solo di fissarli in un’infanzia irrevocabile, ama che i cittadini si divertano e non pensino ad altro che a divertirsi. Lavora al loro benessere, ma vuole esserne l’unico agente, provvede alla loro sicurezza, facilita i piaceri … Non potrebbe esso togliere interamente la fatica di pensare e la pena di vivere? Così ogni giorno esso rende meno necessario e più raro l’uso del libero arbitrio e restringe l’azione della volontà in più piccolo spazio e toglie a poco a poco l’uso di se stesso ...”
Sembra quasi una profezia. L’uguaglianza di cui parla de Tocqueville è solo formale, è naturale, non è materiale, è un’uguaglianza dell’irrilevanza, scriveva Hegel.
Quindi, per opporsi a questo lento scivolamento verso l'oblio, bisognerà innanzitutto tornare a pensare e a riflettere al fine di riconquistare il libero arbitrio che ci è già stato sottratto. Discutere di libero arbitrio e di liquefazione della società, dell’atomizzazione individuale e dell’ascesa ineluttabile dell’uomo nuovo: l’uomo flessibile, l’uomo che ha abbracciato la precarizzazione della vita e non si pone più domande, non dissente più su nulla.
Bisogna opporsi al pensiero conformista della necessità della flessibilità elargito a larghe mani da ogni  mezzo di comunicazione di massa.
Perché la flessibilità comporta per ogni uomo l’assenza di un lavoro stabile, e il pensiero conforme enfatizza come opportunità di migliori condizioni economiche la precarizzazione del lavoro; l’assenza di un radicamento territoriale, e il pensiero conforme enfatizza come opportunità per nuove e migliori esperienze in giro per il mondo l’emigrazione; l’assenza di identità, e il pensiero conforme enfatizza come come apertura mentale e modernità erogatrice di nuove possibilità la confusione sentimentale, sessuale, culturale, sociale, nazionale ed etnica; l’assenza di coscienza e, sempre più spesso, di famiglia (quest’ultima inquadrata nel campo dell’egoismo individuale, una conquista anche quello).
Se non si vuole che l’uomo del futuro sia questo uomo flessibile, ridotto a puro consumatore, per lo più single e nomade, incapace di intendere l’alienazione di cui è vittima e di opporsi ad essa, dedito soltanto alla soddisfazione di pochi piaceri individuali e sempre pronto a migrare per piegarsi senza obiettare alle superiori esigenze della produzione, bisognerà ricominciare a pensare e a dissentire in tutti i modi.
« Ultima modifica: 26 Luglio 2017, 18:56:18 da barabba »

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Re:Riflessioni, e vaneggiamenti, estivi intorno alla democrazia.
« Risposta #1 il: 31 Luglio 2017, 18:05:23 »
Barabba, per il semplice fatto che stiamo qui a parlarne, noi siamo già, adesso, l'umanità flessibile.
E sono concorde con quanto vai a dire.

Anch'io - pensa che coincidenza - stavo parlando pochi giorni fa con un amico sull’utilità o meno dell’andare a votare. E dietro mia espressa richiesta.
Perché questo amico, tra le varie cose che ha fatto e continua tuttora a fare, ha avuto un ruolo attivo fino a pochi anni fa in un organismo (non era un sindacato) che si preoccupava della tutela dei diritti del lavoro nonché pensionistici in un settore del lavoro bastonato da sempre.
Insomma, ha fatto anche in modo che un sacco di poveretti, altrimenti senza pensione, potessero invecchiare non dico da ricchi ma almeno comprarsi il pane.
Dico era, perché poi questo organismo è stato introiettato da alcuni grossi pesci che appartenevano alla sfera politica e volevano spartirsi il fondo comune. Cosa che hanno fatto, nonostante l'evidente reato, reso però legale da alcune manovre in campo giuridico che hanno coperto i protagonisti di questa sordida storia.
Non dichiaro il nome dell'organismo, perché non solo verrei a mancare alle confidenze dell'amico, ma renderei pubblico il suo nome e quello di altri.
Non mi interessa se quanto asserisco non può essere documentato, non sono nemmeno interessata a eventuali obiezioni di qualcuno che potrebbe accusarmi di fantasie. So che le cose sono andate così.
In seguito a questa ladrocinio ci fu gente che restò per strada. Non solo, ci furono anche dei suicidi, addirittura tra la gente che si era adoperata per fondare questo organismo, perché per poter arraffare tutto quanto le brave persone che se ne sono impadronite hanno fatto in modo di rovinarne la carriera o l'immagine.
Questo vuol dire che se prima (è solo un esempio) eri un bravo giornalista apprezzato, ti ritrovi il giorno dopo senza uno straccio di giornale che voglia un tuo pezzo. Come? In tanti modi, per esempio prima avevi accesso al direttore, di colpo il direttore non è mai al telefono. Ti rovinano la carriera con il silenzio omertoso, e con un sorriso ti chiudono ogni porta. Perché sei diventato quello che porta la lettera scarlatta.

Lui ha avuto delle conseguenze forti, ma dalla sua ha che è troppo bravo nel suo lavoro e sommamente intelligente. Nonostante le porte che man mano andavano chiudendosi è riuscito a continuare.
Nessuno gli può togliere i riconoscimenti che ha avuto all'estero.

Questo amico, a causa del suo lavoro, ha avuto modo di vivere da vicino parecchi personaggi dell'attuale scena politicante italiana. Non dico politica perché ho rispetto per le parole. E quindi ha visto molto bene le manovre, e tutto quanta la porcheria che viene quotidianamente riversata sulle spalle degli italiani.
Questa gente, oltre che ladra e corrotta, è anche pericolosa.
Non ha la coscienza del valore dell'essere umano, tantomeno di quello democratico. Ragiona solo in termini di profitto economico (personale) e di potere.

Per questo motivo, e in virtù di altre conoscenze sue acquisite, gli ho fatto questa domanda che mi vado ponendo da un po' di tempo.
E anche lui ha confermato che nelle prossime elezioni - anzi, nell'attuale panorama politicante italiano - l'unica cosa che si può fare resta quella di non andare a votare.

Perché ci sono alcune persone oneste e capaci che stanno emergendo, ma sono ancora troppo deboli e la stampa italiana (che mi ha confermato al soldo di chi tira le fila, se mai ci fosse ancora il bisogno di una conferma), le spianerebbe, detto semplice semplice. Quindi stanno molto tentennando circa una loro eventuale presentazione in lista per le prossime elezioni perché potrebbero bruciarsi ancora prima di avere cominciato.


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Re:Riflessioni, e vaneggiamenti, estivi intorno alla democrazia.
« Risposta #2 il: 31 Luglio 2017, 18:50:40 »



Aggiungo anche questo a titolo di riflessione (e informazione).

Un'intervista a Ferdinando Imposimato > https://it.wikipedia.org/wiki/Ferdinando_Imposimato

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Offline barabba

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Re:Riflessioni, e vaneggiamenti, estivi intorno alla democrazia.
« Risposta #3 il: 01 Agosto 2017, 17:48:43 »
Citazione
E sono concorde con quanto vai a dire.
Mi pare cosa buona e giusta.
Parli di politicanti, certo quando li ascolto alla TV (soprattutto quelli di sinistra) le ginocchia mi tremano. Anche Sergio Rizzo mi ha fatto tremare tempo fa (e lui ha rifondato il Partito Comunista Italiano).
Che dirti? Al contrario di quanto promesso da ogni governo, dopo la caduta del Muro di Berlino in questi anni abbiamo assistito inermi a un arretramento delle libertà individuali e civili, sociali ed economiche.
La libertà ha subito il tallone del capitalismo (trasformatosi a sua volta in finanzcapitalismo, ossia in capitalismo finanziario, quindi tecnocapitalismo perché in larga parte governato da oscuri algoritmi non controllati più da nessuno) ma non solo, mentre il sistema di informazione batteva la gran cassa del: Lo vuole la globalizzazione, Ce lo chiede il mercato. Ripetuti acriticamente, come se fossero dogmi di fede, come se fossero articoli del Credo.
 E mentre discutiamo di nulla ogni individuo si trasforma in un ingranaggio di una macchina impersonale in cui il pensiero omologante impedisce ogni forma di riflessione, ogni spunto di pensiero originale, e quindi di dissenso.
Detto questo, attenzione però a non cedere alle lusinghe del complottismo, una trappola conformista anch'essa, un luogo dove alberga l'assurdo e quindi capace di spegnere con facilità i vivaci falò degli entusiasti.
Le radici del malessere sono molto più antiche e profonde di quanto non sia dato vedere in superficie. L'umanità corre da secoli nella stessa identica direzione senza ascoltare le voci critiche che pure, se si guarda bene e si ascolta bene, ovunque si levano.

Dai una lettura anche al precedente "vaneggiamento", che del secondo è la premessa. E magari fai una riflessione sul concetto di alienazione. Quella descritta da Marcuse ne L'uomo a una dimensione, per esempio, perché la critica marxista si era soffermata sul solo aspetto economico dell'alienazione, purtroppo solo una parte dell'alienazione complessiva che affligge l'uomo moderno.

Il mio invito è sempre quello di cominciare a "pensare" mettendo da parte i dogmi, soprattutto quelli scientifici.
Per chi ha le capacità intellettuali (come tu hai, Bic) consiglio di dare un'occhiata a quanto ha prodotto l'epistemologia nell'ultimo secolo e mezzo e partire da là per una critica più consapevole al mondo che ci circonda.

Offline Bic

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Re:Riflessioni, e vaneggiamenti, estivi intorno alla democrazia.
« Risposta #5 il: 03 Agosto 2017, 21:58:25 »
Aggiungo: grazie, Barabba, per la miriade di bei topic che stai aprendo.
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