Autore Topic: [aeronautica - disastro aereo] 27 giugno 1980, Ustica  (Letto 291 volte)

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Offline Mario Giardini

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[aeronautica - disastro aereo] 27 giugno 1980, Ustica
« il: 27 Giugno 2017, 09:04:02 »
27 giugno 1980, ore 20,59 e 45 secondi. Dagli schermi radar del Centro di controllo di Roma Ciampino scompare un DC9 della compagnia Itavia, matricola I-TIGI, nominativo radio IH-870.  Percorreva, a 25.000 piedi, l’aerovia Ambra 13. L’aereo, con a bordo 77 passeggeri, tutti di nazionalità italiana, e 4 membri dell’equipaggio, era decollato con due ore di ritardo alle 20,08, dall’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna. Doveva atterrare allo scalo siciliano di Palermo Punta Raisi alle 21,13.




È la fine per 81 inermi esseri umani. Ed è l’inizio del dramma e del dolore dei parenti. E di una indegna farsa politica che neppure dopo più di trent’anni accenna a finire. Occuparsi di Ustica è come studiare un processo kafkiano. L’istruttoria della magistratura sulle cause e responsabilità dell’incidente dura esattamente 19 anni, 2 mesi e 4 giorni.

L’ordinanza di rinvio a giudizio viene depositata, infatti, dal giudice istruttore, in data 31 agosto 1999. Sono in tutto 5468 pagine. Cinquemilaquattrocentosessantotto. Un’enciclopedia. Incompleta, perché ad essa sono allegati (se ho contato bene) 103 (cento e tre) documenti tecnici peritali.

In tale data, il giudice scrive “non doversi procedere in ordine al delitto di strage perché ignoti gli autori del reato”. Quindi oltre 19 anni di indagine (quasi a senso unico), 103 perizie, migliaia di interrogazioni, milioni di pagine di testimonianze, ingenti spese di recupero del relitto e il suo studio, esperti stranieri e nostrani, politici, media, eccetera, producono … il nulla.

Il giudice dispone, comunque, il rinvio a giudizio di un certo numero di imputati, quasi tutti appartenenti all’Aeronautica Militare Italiana. Il reato contestato è attentato contro organi costituzionali e alto tradimento, derubricato poi, in primo grado, in alto tradimento.
Nel 2004 c’è la prima sentenza di condanna. Nel 2005, in appello, gli stessi imputati vengono prosciolti “perché il fatto non sussiste”. Il 10 gennaio 2007 (sono passati 27 anni), la Cassazione mette fine alla storia o storiaccia, fate voi: il ricorso da parte della Procura generale e del governo contro l’assoluzione “è inammissibile” e non c’è rinvio, cioè la Cassazione dice che non è necessario un altro processo.





Quello di appello, infatti, aveva stabilito che “l’esistenza di un velivolo che volava accanto al DC9 Itavia è supportato solo da ipotesi, deduzioni, probabilità e da basse percentuali e mai da certezza. Non è stato raggiunto cioè un risultato di ragionevole certezza su un presunto velivolo che avrebbe volato accanto o sotto il DC9 Itavia…”.

Quindi, dopo 27 anni, nessun imputato per strage, e gli imputati per “depistaggio”, cioè gli ufficiali dell’Aeronautica Militare, assolti con formula piena anche in Cassazione.

Mi sono riletto un po’ di documenti che avevo. All’inizio si parla di rottura in volo per fatica: cioè, aereo vecchio e scarsa manutenzione. Non dura molto. Ma abbastanza per far fallire Itavia e farla ingoiare da Alitalia. In seguito, si scarta l’ipotesi bomba a bordo (la più probabile), per inseguire una tesi (missile e battaglia aerea) che neppure con 103 documenti peritali si riesce a dimostrare.

Affinchè sia credibile, bisogna che un aereo voli accanto a quello dell’Itavia: l’aereo che il missile avrebbe dovuto abbattere. Ma la sentenza fa giustizia di una ipotesi che a leggere i documenti appare assai strampalata. Poi si ripiega su una “quasi-collisione” che risulta essere una causa ignota, a livello mondiale, di incidenti aerei: mai verificatosi uno, in settanta e passa anni di aviazione, che si possa attribuire con ragionevole certezza ad una near-collision.

Tutta la stampa, e non solo quella di sinistra, fa a gara, anno dopo anno, per gettare continuamente fango sull’Aeronautica Militare Italiana e la NATO; e pare felicissima di tirare in ballo, senza la minima prova, la Francia, gli Stati Uniti, Israele. Mai, però, o solo di striscio, la Libia di Gheddafi. Sull’onda dell’emozione e dell’interesse di parte, nasceranno carriere politiche (cosa che puntualmente si ripeterà dopo il G8 di Genova). Molti guadagneranno molti soldi con libri, interviste, programmi televisivi, ipotesi, parole in libertà sui media di vario tipo e colore.

Si assisterà ad uno sforzo costante, corale, a volte ignobile, di molta, troppa gente, che non cerca la verità, ma una precisa verità: quella della strage o della connivenza di Stato. Se americano, anche meglio. E che avranno come conseguenza l’impossibilità di considerare qualsiasi altra ipotesi. Impedendo, di fatto, di indagare in altri direzioni che non fossero quelle indicate dalla vulgata prevalente: e cioè missile, battaglia aerea, americani, francesi, israeliani…

Ottantuno nostri concittadini, e i loro parenti, attendono da quel 27 di giugno, se non giustizia, per lo meno due risposte: chi e perché? Sappiamo che non verranno. Eppure sono dovute. Se non altro a loro, a quegli esseri la cui vita fu troncata appena sbocciata. Infatti, a bordo del DC9 c’erano tanti bambini, troppi, verrebbe da dire: undici in tutto. La più grandicella, Giuliana, aveva 11 anni. Il più piccolo, Giuseppe, era un fagottino di un anno, che immagino in braccio a un adulto. Morì insieme al fratello Vincenzo (10) e alla sorellina Antonella (7).

Qualche anno fa, il presidente Napolitano, nel suo discorso nel Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo, dichiarò, fra l’altro (cito dal Corriere):
«Intrecci eversivi, nel caso di Ustica anche forse intrighi internazionali, che non possiamo oggi non richiamare insieme con opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato, a inefficienze di apparati e di interventi deputati all’accertamento della verità, e rivolgere la nostra solidarietà a chi ha duramente pagato di persona o è stato colpito nei propri affetti familiari per effetto delle stragi degli anni Ottanta».

Ignoro se il discorso fosse stato preparato da un speech writer o fosse farina del sacco del Presidente.
Ritengo, da uomo comune, che non abbia la minima importanza. Spiace che la più alta carica dello Stato, il più alto rappresentante di quello stesso Stato incapace, per oltre trent’anni, di dare le risposte che i suoi cittadini si attendono, spiace, dicevo, che egli si sia lasciato andare a considerazioni che, rimettendo in circolo ricostruzioni fantasiose mai provate di fronte a un Tribunale della Repubblica, non fecero altro che rinfocolare una triste guerriglia fra opposte fazioni politiche.

Forse per Giuseppe, bimbo di un anno d’età, per i suoi ottanta compagni di sventura, per chi volle loro del bene e per coloro che ne serbano memoria, sarebbero bastate due sole parole del Presidente: “Italiani, perdonateci”.


« Ultima modifica: 27 Giugno 2017, 21:38:15 da Bic »

Offline barabba

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Re:[aeronautica - disastro aereo] 27 giugno 1980, Ustica
« Risposta #1 il: 05 Luglio 2017, 11:39:36 »
Condivido le conclusioni dell'articolo.
Peraltro la verità accertata per via processuale non sempre coincide con la realtà degli eventi, perché è legata alle dinamiche e alle necessità formali del codice di procedura, frutto a sua volta di mille compromessi legati a esigenze tecniche, giuridiche e opportunità politiche.
Seppure il reato di strage non conosca prescrizione (quindi in teoria sia possibile l'apertura di un nuovo processo in presenza di prove nuove) a distanza di quasi quaranta anni cercare colpevoli lascia il tempo che trova.
Senza contare quanto stabilito, con sentenze ormai definitive, per via civile, in sede di risarcimento danni.
Finito nel nulla il processo penale per la giurisdizione civile la tesi del missile è parsa invece quella giusta, con relativa condanna al risarcimento danni dello Stato a favore dei parenti delle vittime che hanno iniziato l'azione.
Forse meglio lasciare ai posteri il compito di un'indagine storica più serena.

Offline Mario Giardini

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Re:[aeronautica - disastro aereo] 27 giugno 1980, Ustica
« Risposta #2 il: 07 Luglio 2017, 13:02:02 »
Considero sacrosanto il risarcimento predisposto dal giudice civile. Giudice che, a decenni di distanza dall'evento, ha ordinato un risarcimento che, scandalosamente, non era stato disposto molto prima.


Tuttavia, io non condivido le motivazioni della sentenza civile (depositata nel settembre del 2014, cioè a 33 anni dall'incidente) né, tanto meno, le basi "logiche" con le quali si è proceduto nel giudizio civile per determinare le cause della caduta del DC 9 Itavia e, dunque, le responsabilità attribuite dal giudice civile ai Ministeri della Difesa e dei Trasporti, che furono condannati appunto a risarcire.


Credo che nonostante l'enorme polverone che scientemente si è voluto creare attorno al caso, siano disponibili elementi sufficienti per crearsi una "ragionevole" certezza sulle cause che determinarono la caduta dell'aereo. Molto più difficile, anzi, quasi praticamente impossibile, individuare con altrettanta "ragionevole" certezza il responsabile.


Certo bisogna considerare i fatti, spogliarsi di molti pregiudizi, soprattutto politici, e astenersi dal parlare se non si possiede un'adeguata dose di conoscenze tecniche. Altrimenti, si finisce per indossare, anche senza volere, la maglietta di una delle tante tifoserie che hanno ridotto un evento tragico a un miserabile derby politico/mediatico. 
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