Autore Topic: Coscienza, liberismo, democrazia  (Letto 82 volte)

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Offline barabba

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Coscienza, liberismo, democrazia
« il: 27 Aprile 2017, 15:06:48 »
Il presente topic è una parte di altro topic, da cui è derivata la discussione che segue (Bic).


Sì, Garg, sono stato leggermente sarcastico.
Bic, ormai dovresti sapere come la penso su molti argomenti.
Dalla Sicilia vanno tutti via, neri e arabi compresi, alcuni mi chiedono anzi perché non ce ne andiamo pure noi, che resistiamo eroici in mezzo a un deserto economico in divenire. Io non ho vissuto con i miei zii e cugini e non vivo con i miei fratelli e cognati e quasi non conosco i miei nipoti. Il 90% della mia famiglia è andato via da un pezzo, ci vediamo ogni mai. Mia nonna aveva otto fratelli, tutti in America. Mio nonno è tornato dall'Argentina in una cassa da morto.
Qui c'è poco o niente e cosa pensino i siciliani di questo stato di cose, immutato dall'unità ad oggi, mi pare sia stato espresso chiaramente più volte negli anni, non da ultimo nel referendum del 4 dicembre scorso: un plebiscito per il no. Un no a questo stato di cose, mi pare evidente, ma io sono solo uno stupido.
La gente intuisce che qualcosa non vada per il verso giusto. Ma chi è il nemico? Non riesce a inquadrarlo. L'Islam? I giovani non hanno futuro per colpa dell'Islam? Non si fanno figli per colpa dei figli dei musulmani? Il reddito degli italiani precipita per colpa dei negri che rubano i posti? Le aziende vanno oltre frontiera a causa degli immigrati?
Il conflitto non è orizzontale, Bic. Questo te lo vogliono far credere. I media non parlano di altro e associano i criminali agli stranieri, i problemi italiani all'invasione africana. Ma come arrivano questi stranieri in Italia? Li sbarcano le marine militari di mezza Europa nei porti siciliani, che ormai si occupano solo di smistarli nei centri di accoglienza e finiscono per arricchire le cooperative che fanno capo ai soliti noti. La colonizzazione islamica? Bah, che vengano prima che qui rimangano solo le pietre, io sempre ateo rimango. Ma il problema è che qui vengono e poi se ne vanno.
L'opinione di uno stupido, la mia, è questa: il conflitto vero non è tra bianchi e neri, cristiani e musulmani, vecchi e giovani, occidente e oriente, operai e colletti bianchi, americani e cinesi. Che il conflitto sia tra queste categorie, sempre orizzontali, sempre morti di fame, sempre lavoratori o pensionati, inoccupati o disoccupati, te lo vogliono far credere. La regola prima di ogni buon cecchino è di non far scoprire da dove spara.
Allora, chi sono i veri nemici? Quelli che licenziano, e spostano le fabbriche in Vietnam e i call center in Albania per massimizzare i profitti, che distruggono Alitalia e danno la colpa ai privilegi dei lavoratori e hanno svenduto Telecom e Ferrovie dello Stato e la maggior parte delle aziende italiane, colpevolizzando chi ci lavorava, alla libera concorrenza straniera, quelli che hanno inventato Maastricht e il Fiscal Compact,  quelli che hanno inventato il WTO e la globalizzazione delle merci e dei capitali.
Il conflitto vero, ed eterno, è verticale, quello tra ricchi e poveri, servi e padroni, tra chi possiede il capitale e vive di rendita e chi ha solo il lavoro e perciò quando manca muore di fame.
Il primo provvedimento di Trump? Abolire la tassa di successione e dimezzare le imposte alle aziende. Il primo provvedimento di Berlusconi? Abolire la tassa di successione e diminuire le imposte alle aziende. Alla faccia del populismo, la testa sempre ai patrimoni.
La proprietà è sempre sacra, bisogna sparare per difenderla e garantirla integra ai nostri posteri e perciò gli uomini più ricchi del mondo lasceranno le loro ricchezze integre ai figli. Destra e sinistra da decenni perseguono politiche uguali? Non è per caso. Il trattato di Maastricht all'articolo 3 sancisce l'inderogabilità del principio di libera concorrenza nel mercato unico europeo. Nessun ambito, dalla produzione ai servizi, può essere circoscritto e protetto dagli Stati. Uno stupido, quale io sono, sa che la libera concorrenza non esiste sul lungo periodo. Perché è la tendenza naturale della libera concorrenza: presto o tardi le imprese più forti trasformeranno il libero mercato in oligopolio e monopolio, privato è chiaro.
Sarò uno stupido, ma l'articolo 3 del Trattato di Maastricht cozza violentemente con il primo articolo della nostra costituzione (quello della Repubblica fondata sul lavoro) che qualcuno, tra Berlino e Bruxelles non ama troppo. E cozza con l'articolo 3, quello dell'uguaglianza.
Sono uno stupido, e non gliene frega niente a nessuno.
Pertini diceva: "Quando hai dei dubbi, mettiti dalla parte dei lavoratori".
Noi facciamo sempre l'esatto contrario.
Sarò anacronistico fino alla fine: cercate di recuperare la consapevolezza di voi stessi, di quello che fate, del posto che occupate nel mondo. In tre parole: coscienza di classe.
« Ultima modifica: 02 Maggio 2017, 20:35:52 da Bic »

Offline Bic

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Re:FEMMINICIDIO di ©Vanessi
« Risposta #1 il: 27 Aprile 2017, 16:35:26 »
Spiacente, ma non sei autorizzato a visualizzare il contenuto degli spoiler

Perfetto.
Tu lo sai che a me piace sintetizzare. Io l'ho detto con poche parole: serve gregge, in Europa. Per la prima volta sembrava che il livello medio si fosse alzato, che non sia mai.
Ma le dinamiche, a volte apparentemente diverse di facciata, sono uguali dappertutto.

Perché? Per tutto quello che hai detto.

E nota che gravi cose stanno accadendo anche sul piano virtuale, dove sembra che quella coscienza di classe di cui parli (io la chiamo coscienza e basta), se ne sia andata in vacanza per sempre. Prova a farlo notare: sarai catastrofico, visionario, rompiballe.
Su internet bisogna condividere, essere amici, dare informazioni, scegliere, non fa niente se è una stupidata, ma scegli, dicci quello che pensi, che ti piace, che vuoi. Altrimenti come fa l'algoritmo a pensare per te?

Hanno inventato perfino dildi con app condivisibili, tutto tracciabile, ovvio.
Internet è sempre più verticale, ma pochi sembra che lo abbiano notato.



EDIT: Barabba, credo che la prossima battaglia si sposterà qui sul virtuale. Ma forse ho letto troppa fantascienza...

A propo', qui Pietro parlava di facebook > http://forum.nuovasolaria.net/index.php/topic,3044.msg47978.html#msg47978


Pietro, scusa gli OT. Ma è raro che Barabba scenda sul foro così prolisso  :asd: Bisogna cogliere la palla al balzo.
« Ultima modifica: 27 Aprile 2017, 16:46:16 da Bic »
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Offline Mario Giardini

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Re:FEMMINICIDIO di ©Vanessi
« Risposta #2 il: 01 Maggio 2017, 19:24:37 »

 In tre parole: coscienza di classe.



Temo che siano tre parole prive di significato, ormai. Un vocabolario ottocentesco per categorizzare l'umanità del 21o secolo?


Nessun ambito, dalla produzione ai servizi, può essere circoscritto e protetto dagli Stati. Uno stupido, quale io sono, sa che la libera concorrenza non esiste sul lungo periodo. Perché è la tendenza naturale della libera concorrenza: presto o tardi le imprese più forti trasformeranno il libero mercato in oligopolio e monopolio, privato è chiaro.
Il monopolio o oligopolio pubblico è fallito dappertutto. Fosse stato un fallimento solo economico, beh, tutto sommato poteva anche essere come dire? il risultato accettabile di un esperimento sociale. Il problema è che in molti posti è costato, anche, decine di milioni di vittime, povertà assoluta ed irrimediabile, e perdita di libertà personale per decenni. Come ebbe a dire qualcuno: "sembrava amassero la libertà (quando parlavano di lotta di classe ndr) e invece odiavano un padrone". E, aggiungo io, volevano semplicemente sostituirlo al potere.

Sarebbe interessante una lettura: "How was life since 1820?".

Dimostra che, sì, forse, le disuguaglianze sono aumentate.

Però, guarda caso, la gente concorda che si vive più a lungo, meglio, miliardi di esseri umani sono usciti dalla povertà (circa un miliardo nell'ultimo ventennio) e per la prima volta, nella storia dell'umanità, il numero di poveri è inferiore al 10% della popolazione mondiale.


Il conflitto vero, ed eterno, è verticale, quello tra ricchi e poveri, servi e padroni, tra chi possiede il capitale e vive di rendita e chi ha solo il lavoro e perciò quando manca muore di fame.

Intanto, chi ha qualche risparmio è diventato, spesso, un padrone ( diciamo un padroncino, e ce ne sono a decine di milioni: e come si incazzano quando il gruzzolo non rende abbastanza. Tanto quando chi possiede un capitale più grande) perché fanno investire il capitale, magari da un fondo pensioni, o dalla banca, o comprano i buoni del tesoro.

Agli albori della rivoluzione industriale e per un secolo e mezzo, la distinzione fra chi possedeva il capitale e viveva di rendita era possibile, ma vera quasi esclusivamente per i possidenti terrieri (che infatti sono spariti, almeno quelli che non sono stati capaci di rischiare il capitale in altre imprese che non fosse il latifondo).

Chiunque possiede un capitale di rischio non vive di rendita: e i milioni di fallimenti sono lì a testimoniarlo.

Ma la cosa più importante è che il "capitale" è accessibile, o scalabile, se vi piace di più il termine: chiunque può comprare azioni. Oggi lo fa da casa, con un telefono per chiamare la banca o tramite un trading on line su internet. Molto più concentrato di prima? E' indimostrabile, ma anche lo fosse: cosa cambia? A me interessa poco che un Zuckerberg possieda xxxx miliardi. Mi interessa molto di più il fatto che senza di lui ci sarebbero centinaia di migliaia di posti di lavoro in meno.

Nessun "capitalista" può fare a meno del mercato, perché se non esistesse, lui fallirebbe. 

E il mercato, guarda caso, è fatto dell'altra parte della popolazione, cioè di lavoratori. Ford l'aveva capito così bene che nel 1911 raddoppiò la paga giornaliera dei suoi operai (un po' per tenerseli, e un po' perché fossero in grado di comprare, anche loro, il modello T. Che, come disse una volta, poteva essere scelto dal cliente in qualsiasi colore, purché nero. Per inciso: bastavano 55 giorni di paga per acquistare la Ford T, che, se ricordo bene, veniva venduta intorno ai 550 dollari.

Nessuna società può fare a meno della competizione, dell'inventiva, dell'incentivo che offre l'ambizione al guadagno, e che si traduce in nuovi prodotti o servizi o nel miglioramento di quelli che conosciamo. L'alternativa è la povertà. Oppure: la povertà nella schiavitù. E' dimostrato ampiamente. Almeno per chi non ha paraocchi ideologici.


Allora, chi sono i veri nemici? Quelli che licenziano, e spostano le fabbriche in Vietnam e i call center in Albania per massimizzare i profitti, che distruggono Alitalia e danno la colpa ai privilegi dei lavoratori e hanno svenduto Telecom e Ferrovie dello Stato e la maggior parte delle aziende italiane, colpevolizzando chi ci lavorava, alla libera concorrenza straniera, quelli che hanno inventato Maastricht e il Fiscal Compact,  quelli che hanno inventato il WTO e la globalizzazione delle merci e dei capitali.


La globalizzazione delle merci e dei capitali è un fatto necessario, dunque inevitabile, direbbe un filosofo: una di quelle forze della natura umana impossibili da arrestare. E chi vuole arrestarla, pretenderebbe di mantenere in eterno miliardi di esseri umani nella povertà più assoluta.

Veniamo al problema vero: la finanza non regolamentata a sufficienza. La finanza non è un metodo per ricavare una rendita sicura, ma un casinò dove quasi sempre chi perde, perde soldi non suoi, rovinando milioni di persone e impoverendo interi paesi.

E' possibile fare qualcosa oppure bisogna, semplicemente, fare un'altra rivoluzione d'ottobre, mettere al muro kulaki e capitalisti, inventare la CEKA, i piani quinquennali, i gulag e il resto?

Certo che si può fare qualcosa. E non è vero che gli stati non possono farlo. La verità è che eleggiamo individui incapaci, o collusi, o merdosamente codardi. Come si fa a evitare che una Borsa (necessario strumento) diventi un casinò? Bastano poche regole:

1) Proibito vendere allo scoperto (cioè vendere ciò che ancora non possiedi)
2) Se compri, paghi subito. Se non hai i soldi non puoi comprare (oggi si fanno i conti a fine mese)
3) I futures sono necessari (si pensi al petrolio, al gas, alle materie prime), perché assicurano il funzionamento di aziende di trasformazione delle materie prime. Bene: compri, paghi, ma non puoi rivendere. Cioè, non puoi scommettere sul prezzo.
4) Puoi comprare quando vuoi, ovviamente, ma non puoi rivendere dopo un millisecondo. Niente algoritmi in borsa. Cosa hai comprato? Un titolo Google? Lo paghi, e lo puoi rivendere solo fra un (poniamo) mese. Hai comprato un titolo di una utility (tipo ACEA)? Bene: puoi rivendere fra due anni.
5) Vietato commercializzare derivati.


Si potrebbe arrivare a 10, ma mi fermo qui.

Ah.

Dimenticavo: i subprime e la crisi del 2007/2008. Nacque da una nobile intenzione (le buoni intenzioni pavimentano la strada per l'inferno): dare una casa a chi non aveva i mezzi per comprarla. Negli USA, si capisce. Risultato: 10/15 milioni di prestiti pari al 110/120 % del valore dell'immobile (sì, perché ti prestavano i soldi per comprare casa e  anche quelli necessari ad arredarla, con tassi di interesse agevolati).

Nacque una corsa a chi costruiva di più, più in fretta, dappertutto. Si costruirono decine di milioni di abitazioni che non sarebbero mai state pagate.

Naturalmente, le banche sapevano benissimo di prestare soldi a un rischio inaccettabile. Ma il governo (Bush, ironia, un repubblicano) aveva sposato la mission "everybody deserves a house". Così, inventarono i subprime: a garanzia cosa posero? I mutui stipulati per le case. E li vendettero a tutti (anche ad altre banche, europee, asiatiche, americane, che ci cascarono come polli da mercato di paese).

Risultato: quando i mutui cominciarono a non essere onorati, la bolla esplose. Ed eccoci qui, a subirne le conseguenze.

Concludo il mio pensiero: il mercato, la concorrenza, la finanza sono necessarie. Ma non possono essere un far west. E neppure una ragnatela dove nessuna intrapresa è possibile. E' questione di equilibrio e buon senso.

Sull'Italia, stendo un velo pietoso. Siamo ancora l'unico paese dal socialismo reale (ma spacciato per liberista privo di freni) e dove imperano corporazioni medioevali. Metà della popolazione vive alle spalle dell'altra metà. Si badi bene: in quest'ultima metà NON ci sono i ricchi.














« Ultima modifica: 02 Maggio 2017, 11:16:11 da Mario Giardini »

Offline barabba

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Re:FEMMINICIDIO di ©Vanessi
« Risposta #3 il: 02 Maggio 2017, 13:33:41 »
Adam Smith scrive La ricchezza delle Nazioni, vado a memoria, nel 1776. David Ricardo Il saggio sui profitti nel 1815. Il processo di trasformazione delle vecchie economie mercantiliste europee  in economie pienamente capitaliste è già avvenuto da un pezzo nel Regno Unito e qualcuno ne prende atto mettendo tutto nero su bianco.
Le categorie del capitalismo moderno risalgono dunque almeno al XVIII secolo.

In Francia, nel 1789, la Rivoluzione giacobina e proletaria finisce nel sangue. È il 1793, ma fa in tempo a partorire la prima costituzione democratica europea (madre di tutte le costituzioni moderne) e la Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo.
La rivoluzione borghese che segue quella giacobina segna la definitiva affermazione della borghesia e del capitalismo moderno e la morte del sistema feudale e del mercantilismo.
Il sistema economico capitalista, senza regole, produce in tutto il secolo XIX diseguaglianze, guerre tra nazioni, concentrazione del capitale e quindi monopoli e oligopoli privati.
La storia del XIX secolo è una sequenza continua di guerre tra stati ad economia capitalista e, alla fine di ciascuna, si produce una concentrazione sempre maggiore di capitale in poche mani.
In mezzo le rivoluzioni del 1848 e la Comune di Parigi.
Ti consiglio, se non l'hai già fatto, la lettura del 18 Brumaio... di Marx o La Critica del Programma di Gotha dello stesso autore. Li troverai molto attuali e moderni.
La critica di Marx al capitalismo nasce dall'osservazione del capitalismo stesso e dei suoi vizi.

Se cerchi una versione aggiornata della coscienza di classe ti consiglio Il Capitale del XXI secolo di Thomas Piketty, uscito appena nel 2013. Ti fa guardare il mondo da un altro punto di vista, ti assicuro, o forse basterà l'affermazione di Warren Buffett, il terzo o quarto uomo più ricco del mondo (che importa), in un'intervista del 2011, vado a memoria: " La lotta di classe esiste e la mia classe sociale l'ha vinta."
Lui sì che possiede coscienza di classe.

Il massimo della concentrazione del capitale viene raggiunto nel 1914, alla vigilia dello scoppio della Grande Guerra. Qui ci starebbe la lettura di Imperialismo, fase suprema del capitalismo, un libricino di Lenin anche quello molto istruttivo.
L'esperienza comunista (e quella di matrice nazionalista fascista e nazista) nasce nei campi di battaglia europei dove l'epilogo del capitalismo viene messo in scena senza lesinar di mezzi.
Con l'affermazione del comunismo nascono le politiche keynesiane e, dopo il 1945, l'economia sociale di mercato.
Ossia, il capitalismo assume un volto più umano per contrastare la concorrenza comunista, non sono parole mie, ma del professor Monti.
Da queste istanze sociali io credo che nascano anche i tuoi dubbi sull'efficienza del capitalismo
Citazione
Come si fa a evitare che una Borsa (necessario strumento) diventi un casinò? Bastano poche regole:

1) Proibito vendere allo scoperto (cioè vendere ciò che ancora non possiedi)
2) Se compri, paghi subito. Se non hai i soldi non puoi comprare (oggi si fanno i conti a fine mese)
3) I futures sono necessari (si pensi al petrolio, al gas, alle materie prime), perché assicurano il funzionamento di aziende di trasformazione delle materie prime. Bene: compri, paghi, ma non puoi rivendere. Cioè, non puoi scommettere sul prezzo.
4) Puoi comprare quando vuoi, ovviamente, ma non puoi rivendere dopo un millisecondo. Niente algoritmi in borsa. Cosa hai comprato? Un titolo Google? Lo paghi, e lo puoi rivendere solo fra un (poniamo) mese. Hai comprato un titolo di una utility (tipo ACEA)? Bene: puoi rivendere fra due anni.
5) Vietato commercializzare derivati.


Si potrebbe arrivare a 10, ma mi fermo qui.
Per farla breve, tu credi necessaria una qualche forma di regolamentazione dell'economia di mercato (almeno nella sua forma più avanzata, l'economia finanziaria).
Peccato che già dagli anni '70 dello scorso secolo, con l'indebolimento, la consunzione e la definitiva morte dell'esperienza comunista nel mondo (ma i cinesi, non sono ancora comunisti?), seguendo le idee neo liberiste di von Hayek e Friedman, sono state avviate politiche di deregolamentazione  in  tutto l'Occidente.
E a partire dal 1989 inizia poi l'inesorabile assottigliamento delle politiche di welfare avviate dopo il 1945.
Il capitalismo non ha più rivali, non deve fare concessioni umanitarie.
Nel post ho citato l'articolo 3 del Trattato di Maastricht. Ciò che l'articolo in questione sancisce  va nella direzione opposta a quella da te immaginata. Non è  più possibile che gli stati nazione europei possano fare quel che tu scrivi (i dieci punti), perché in Europa ogni forma di regolamentazione statale del mercato (anche quello finanziario) è inibita dal trattato fondativo.
Citazione
«Articolo 3 A

1. Ai fini enunciati all'articolo 2, l'azione degli Stati membri e della Comunità comprende, alle condizioni e secondo il ritmo previsti dal presente trattato, l'adozione di una politica economica che è fondata sullo stretto coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri, sul mercato interno e sulla definizione di obiettivi comuni, condotta conformemente al principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza.

2. Parallelamente, alle condizioni e secondo il ritmo e le procedure previsti dal presente trattato, questa azione comprende la fissazione irrevocabile dei tassi di cambio che comporterà l'introduzione di una moneta unica, l'ECU, nonché la definizione e la conduzione di una politica monetaria e di una politica del cambio uniche, che abbiano l'obiettivo principale di mantenere la stabilità dei prezzi e, fatto salvo questo obiettivo, di sostenere le politiche economiche generali nella Comunità conformemente al principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza.

3. Queste azioni degli Stati membri e della Comunità implicano il rispetto dei seguenti principi direttivi: prezzi stabili, finanze pubbliche e condizioni monetarie sane nonché bilancia dei pagamenti sostenibile.»
Insomma, non è tutto oro quel che luccica. L'Europa, fatta sua l'ideologia neo liberista, si avvia verso un futuro dove la libera concorrenza nel mercato interno NON deve subire regole statali. All'esterno, invece, la globalizzazione non mi pare altro che una riedizione aggiornata dell'arena dove si consumano le vecchie politiche mercantiliste del XVII secolo.
Tra la Cina del XVIII secolo e il Vietnam del XXI non vedo molte differenze.

Quanto alle bolle speculative (ne potrei citare dozzine), esse sono parte integrante dello sviluppo dell'economia capitalista e sono connesse all'alternarsi dei cosiddetti cicli economici, dove a una fase espansiva succede sempre una fase recessiva.
Già Marx studiò i cicli economici, ma una teoria più completa la mise a punto più tardi Shumpeter, la "distruzione creativa" del capitalismo.
Qualcun altro ha poi notato che questa distruzione interessa sempre le classi meno abbienti, mentre il vero capitale conosce solo la fase costruttiva.
Va beh, mi taccio.
« Ultima modifica: 02 Maggio 2017, 14:06:59 da barabba »

Offline Mario Giardini

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Re:FEMMINICIDIO di ©Vanessi
« Risposta #4 il: 02 Maggio 2017, 18:07:26 »
Caro Barabba


Ho letto Piketty, e mi sono annoiato. Ho letto Marx, tanti anni fa, il verboso e noioso Marx, idem. Ho visto gli sfracelli dell'economia di stato, e vedo anche i limiti del capitalismo, finanziario, soprattutto.


La causa del male del mondo è il capitale nelle mani dei privati. Già. Come se, quando è in mano a funzionari pubblici o incapaci politici o criminali di lunga carriera sia meglio.


La verità è che c'è da scegliere solo fra due mali. Ed io credo che il male minore, soprattutto via via che il tempo passa, e che miliardi di individui vivono meglio, fanno studiare i figli, campano più a lungo, hanno la possibilità di salire la scala sociale non per nascita ma per capacità personale, sia il liberismo. Tu ti rifai a Marx et similia. Benissimo. Io ad altri, neanche troppi, per la verità, e senza considerarli maestri indiscutibili. Citarli non serve.


Siamo agli antipodi. E quindi qualsiasi discussione è perfettamente oziosa.


Ho passato la mia vita a costruire cose, perché faccio da sempre l'ingegnere. E la vita di ingegnere mi ha insegnato che tutte le ingegnerie, per così dire, sono d'aiuto all'umanità. Tranne una: l'ingegneria sociale praticata da chi vuol far pensare tutti come pensa lui. E non c'è cosa peggiore del pensatore rintanato nel suo cantuccio che crede di conoscere il mondo solo perché se ne costruisce uno virtuale in testa e pretende di imporlo agli altri.


Per molti di loro, visto i danni prodotti, sarebbe stato meglio si fossero dedicati alla pastorizia.


Un saluto








Offline barabba

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Re:FEMMINICIDIO di ©Vanessi
« Risposta #5 il: 02 Maggio 2017, 18:53:06 »
Citazione
La verità è che c'è da scegliere solo fra due mali.
Insomma, destra o sinistra, bianchi o neri, pari sono; suona un po' qualunquista, io credo che gli uomini si somigliano tutti, ma le loro idee no.
Citazione
Io ad altri, neanche troppi, per la verità, e senza considerarli maestri indiscutibili.
Non credo ai dogmi, siamo in due.
Citazione
Siamo agli antipodi. E quindi qualsiasi discussione è perfettamente oziosa.
Né dogmatismo né pura schepsi, discutere serve sempre, anche solo fosse chiarirsi con se stesso. Inoltre, è divertente.
Citazione
Tranne una: l'ingegneria sociale praticata da chi vuol far pensare tutti come pensa lui.
Ma perché pensi che solo un comunista faccia ingegneria sociale mentre un liberista se ne astenga? Dare un'impostazione liberista all'economia non porta a delle conseguenze, magari non piacevoli per tutti? Liberismo e democrazia non sono sinonimi. Anzi, i paesi più liberisti al mondo non sono proprio democrazie, e penso alla Cina. Prosperità e libertà spesso vanno per strade opposte.
Citazione
E non c'è cosa peggiore del pensatore rintanato nel suo cantuccio che crede di conoscere il mondo solo perché se ne costruisce uno virtuale in testa e pretende di imporlo agli altri.
Qui la penso all'opposto. Non è il pensatore, il teorico, che impone qualcosa a qualcuno. Piuttosto colui che fa: il politico, il capopopolo, il leader, un gruppo di potere e via discorrendo. Ossia qualcuno che fa propria un'idea e la traduce secondo le sue necessità e opportunità.
Marx non ha mai fatto male a nessuno. Ma Stalin sì. Chi era il teorico tra i due?

Offline Mario Giardini

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Re:Coscienza, liberismo, democrazia
« Risposta #6 il: 02 Maggio 2017, 23:49:54 »
Barabba


Non mettermi in bocca cose che non ho scritto. Non ho scritto che tutti pari sono. Ho scritto che, secondo me, la scelta è fra due mali, ed io considero minore il male che nasce dal liberismo. Tutto qui.


Mi vorrai scusare, ma io non trovo divertente discutere quando lo considero ozioso. Credo di avere di meglio da fare. Può darsi che il giudizio sulla oziosità sia errato, ma è quello che penso e quindi mi ci attengo.