Autore Topic: [approfondimenti] Fukushima [5] Un’impari e disperata battaglia  (Letto 202 volte)

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Offline Mario Giardini

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[approfondimenti] Fukushima [5] Un’impari e disperata battaglia

È terribile dover combattere alla cieca una battaglia per evitare un incidente che può risultare gravissimo per le persone e le cose.

È ciò che accadde a Fukushima Daiichi. Raffreddare i reattori e controllare l’efficacia di ogni attività, nonché monitorare, individuare e capire la gravità dei guasti alla centrale prodotti dal terremoto e dallo tsunami, dipendeva quasi esclusivamente dalla disponibilità di energia elettrica.

Che però non era disponibile, se non in misura tragicamente inadeguata, a causa della station black out descritta nel precedente articolo.
 
A peggiorare di molto la situazione, i rottami, i detriti e l’oscurità resero difficile accedere alle stanze di controllo e muoversi all’interno dell’impianto.

Ricorrere a mezzi di fortuna, ad esempio l’uso di autobotti dei vigili del fuoco per pompare acqua sui reattori, fu difficilissimo nelle prime e cruciali ore che seguirono il terremoto e lo tsunami. Anche per la penuria di mezzi, impegnati duramente in mille diversi posti del territorio, e lo stato catastrofico delle strade, quasi tutte ricoperte di rottami di ogni genere.

A ciò si aggiunse la rottura o indisponibilità di apparecchi ausiliari necessari alle operazioni di emergenza, quali collegamenti e quadri elettrici, tuberie, dispositivi di controllo, pompe ed altro. Tutte le postazioni di rilevamento della radioattività erano state distrutte dallo tsunami. Si disponeva solo di contatori portatili. Per molti giorni ci si mosse all’interno di un ambiente potenzialmente assai pericoloso, ma di cui fu impossibile, se non per brevi momenti, misurarne la pericolosità.

Un raffreddamento di fortuna fu allestito per i reattori 2 e 3, deviando il vapore disponibile nei reattori per alimentare le pompe. Ma il vapore si esaurì in poche ore e così anche l’energia delle batterie dell’unità 6.

A questo punto, inesorabilmente, la temperatura nei nuclei continuò a salire.
La catena di eventi che si instaura all’interno del reattore, in tali circostanze, è molto complessa.

Vediamo in sintesi, e assai grossolanamente, alcuni degli aspetti principali.



L’aumento di temperatura nel nucleo del reattore, causata dall’assenza di raffreddamento, provoca un aumento nella produzione di vapore. Le valvole di sicurezza in parte riducono l’aumento di pressione, scaricando all’esterno del reattore, ma all’interno dell'edificio di contenimento, il vapore in eccesso.

Perdurando la mancanza di raffreddamento, si tratta però di un palliativo. Inoltre, quando la temperatura è sufficientemente elevata, l’acqua reagisce con il metallo delle barre del reattore, scindendosi e producendo idrogeno e ossigeno molecolari.

Che si mescolano con altri elementi volatili, già presenti, come lo iodio (temperatura di sublimazione 174 °C) e il cesio (671 °C), e, naturalmente, il vapore acqueo.

L’idrogeno, in presenza di ossigeno e di calore, può esplodere. È ciò che accade alle 15.36 del giorno 12, nel reattore 1, ventiquattro ore dopo lo tsunami.

L’esplosione scoperchiò la struttura di contenimento del reattore. Ciò che all’interno si trovava allo stato gassoso, e dunque anche i materiali radioattivi volatilizzati (iodio 131, cesio 137, ecc) dal nucleo, si diffuse nell’atmosfera.

Ad un certo punto, se le barre del reattore non sono più coperte da acqua e perdura l’assenza di raffreddamento, la temperatura può spingersi anche fino a 2800 °C. Nessun materiale può resistere allo stato solido a tali temperature.

Tutti fondono e si mescolano in una “poltiglia” che viene chiamata corium. Il corium finisce sul fondo di acciaio che contiene il nucleo. Se nel reattore vi è ancora dell’acqua, nel suo percorso può anche solidificare in parte, e in parte raffreddarsi.



Anche il miglior acciaio, però, fonde intorno ai 1500 °C. Quindi, se la temperatura del corium arrivato sul fondo è superiore a questo valore e la massa fusa sufficiente, c’è una concreta possibilità che scaldi il contenitore in acciaio, che ha uno spessore da 3 a 30 cm, a seconda del tipo di reattore, al punto di perforarlo. Così, il corium fuoriesce dal reattore e finisce all’interno dell’edificio di contenimento.

Tra il corium, e l’ambiente esterno, a questo punto, ci sono solo le pareti in cemento armato dell’edificio di contenimento. A Fukushima lo spessore di tali pareti è di 2,5 metri. E ha resistito. Le analisi fatte finora dai tecnici parlano di un’erosione di 40 – 60 cm della parete. Erosione benefica: ha contribuito a raffreddare il corium.



È bene ricordare che a Chernobyl non c’era alcun edificio di contenimento. A Fukushima e a Three Mile Island, invece, sì: effetto della differente e più avanzata normativa di sicurezza occidentale.

Se l’edificio di contenimento, come è accaduto a Fukushima a causa dell'esplosione dell’idrogeno nei reattori 1 e 2, non è rimasto integro, il corium fuoriuscito continua a irradiare e a perdere elementi radioattivi volatili (iodio, cesio), che continuano a fluire nell’atmosfera. Fino ad esaurimento. O fino a quando la temperatura scende finalmente al di sotto del valore di sublimazione.

Questo copione, in tempi diversi, si è ripetuto anche nei reattori 2 e 3.

Con una differenza: nel  reattore 3 l’idrogeno non esplose. Ci fu un’esplosione, invece, nell’edificio del reattore 4 che era fuori servizio. È assai verosimile che l’idrogeno prodotto nel nucleo del reattore 3 si sia trasferito all’edificio del reattore No 4. E lì abbia detonato.

Alle perdite di radioattività descritte si aggiunsero quelle legate all’acqua che finì in mare in diverse riprese, a causa della necessità di raffreddare i reattori e alle misure necessariamente improvvisate che furono prese per tale scopo.

Gli sforzi per riportare sotto controllo Fukushima Daiichi durarono mesi. Solo il 16 dicembre 2011, otto mesi dopo il terremoto e lo tsunami, fu possibile dichiarare lo stato di “cold shut down”.

È bene dire che il governo giapponese prese decisioni immediate per l’evacuazione delle zone a rischio. Già alle 8.50 di sera di quel tragico 11 marzo, cioè poco più di cinque ore dopo lo tsunami, fu diramato il primo ordine che riguardava la fascia di 2 km intorno alla centrale.

Altri seguirono. Nelle immediate vicinanze della centrale, in siti spazzati via dal terremoto e dallo tsunami, l’ordine raggiunse verosimilmente poche persone, molte delle quali gravemente impedite nelle capacità di allontanarsi.

In tutto, furono trasferite oltre 100 000 persone. Che in larga parte ancora non sono tornate a casa, per ordine delle autorità.

Su ciò è difficile opinare. Forse è una misura saggia. O forse più semplicemente un pararsi le terga da parte dei politici, che non brillarono per trasparenza e onestà nei giorni terribili che seguirono allo tsunami.

Dati recenti mostrano che il livello di radioattività misurata su alcune parti del territorio evacuato è comparabile alla radiazione naturale di fondo che si può trovare in altri luoghi del pianeta, ove nessun disastro nucleare è accaduto.

Ma certo è che ci sono contratti assai lucrosi, che ammontano a decine di miliardi di dollari, per le aziende che si occupano della decontaminazione dei luoghi esterni alla centrale di Daiichi.

Che una tragedia attiri avvoltoi, è spettacolo non raro. Ma pur sempre disgustoso, ad ogni latitudine.

E che si continui ad avere paura anche a pericolo cessato è un comprensibilissimo atteggiamento umano, difficile da modificare.


« Ultima modifica: 02 Maggio 2017, 19:47:44 da Bic »

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Re:[approfondimenti] Fukushima [5] Un’impari e disperata battaglia
« Risposta #1 il: 23 Maggio 2017, 20:31:43 »
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Offline Mario Giardini

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Re:[approfondimenti] Fukushima [5] Un’impari e disperata battaglia
« Risposta #3 il: 14 Giugno 2017, 10:45:23 »
Scusatemi, ma causa lavoro e qualche problemino di salute sono stato assente dal forum per diverse settimane. Nei prossimi giorni spero di continuare a pubblicare i restanti articoli e rispondere al quesito sollevato da Tea.

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Re:[approfondimenti] Fukushima [5] Un’impari e disperata battaglia
« Risposta #4 il: 14 Giugno 2017, 17:08:20 »
Scusatemi, ma causa lavoro e qualche problemino di salute sono stato assente dal forum per diverse settimane. Nei prossimi giorni spero di continuare a pubblicare i restanti articoli e rispondere al quesito sollevato da Tea.

Grazie, Mario. E bentornato!
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