Autore Topic: Midsummer fest a La Paz  (Letto 290 volte)

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Offline Mario Giardini

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Midsummer fest a La Paz
« il: 19 Dicembre 2016, 23:24:58 »

Ho partecipato per la prima volta in vita mia a un concorso letterario: la prima edizione del concorso nazionale "In cento righe". Organizzato da una associazione Culturale, Marginalia, che ha sede a Prato.

Il titolo definisce il concorso: bisogna inviare un racconto che, fra titolo e testo, sia esattamente di 100 righe.
 
Sabato scorso c'è stata la premiazione. Dalla giuria (composta da uno scrittore, un'attrice di teatro e un consulente editoriale) sono stati scelti 10 racconti, fra il centinaio circa che sono stati presentati. Non c'è stata una ulteriore graduatoria, dunque tutti siamo stati premiati a pari merito.

 Il premio per i vincitori è abbastanza originale: niente targhe, niente pergamene, niente soldi. Viene fornita agli autori una critica del loro racconto.  In più, i racconti saranno letti, da attori professionisti, alla Controradio Toscana. La giuria ha tenuto a precisare che la scelta dei 10 racconti è stata fatta anche in ragione della loro "radiogenicità".
 
 Durante la premiazione, l'attrice Daniela Morozzi ha letto brani dei racconti scelti e, devo dire, ci siamo, noi autori, un pochino emozionati.
 
Tea mi ha invitato a postare il mio racconto. Spero che l'impaginazione originaria si conservi.
Eccolo:
 


Midsummer Fest a La Paz
 
Pronti? Quasi. Da domani, sabato, preparativi per la Midsummer Fest. Da festeggiare alla svedese, nel mio giardino. Scoprirò che si tratta di una gran mangiata di cibi tradizionali. In realtà, uno solo: aringhe affogate in dodicimila salse differenti. E un capo festa eletto che invita ai brindisi e detta i tempi delle varie attività. La prima, fondamentale, è di guidare all’ubriacatura con studiata lentezza. Poi, guidare le danze. Una è la rivisitazione di un ballo vichingo. Un palo, piantato nel giardino, farà da totem. Niente luci di torce, lance di guerrieri, pelli d’orso. Siamo a La Paz, Bolivia, a oltre tremila settecento metri di altitudine. Bisogna accontentarsi. E’ venerdì, sono le sei di pomeriggio passate, vado a casa. La Midsummer Fest, per tradizione millenaria, si festeggia all’aperto. In un appartamento, non sarebbe più la Midsummer, ma solo un party.
Parcheggio. Guardo la casa. C’è qualcosa che non torna. Al mattino, ricordo, il prato di fronte ed ai lati era verde. Ora è buio, ma vedo benissimo che è diventato oscuro. Nero, marrone, non saprei. Ma oscuro. Apro il cancelletto, e mi inchino.  Odore di concime naturale. Guano, per dirla in spagnolo. O stabbio, letame, stallatico. Fate voi. Giro intorno alla casa. E’ dappertutto. A tradimento hanno depositato uno strato uniforme di merda naturale, due-tre centimetri di spessore, su tutto il prato. Sbircio nel giardino di Magnus, mio amico e mio Project Manager. Stessa roba e trattamento, stessa puzza, stesso colore.
Si fa luce nel mio cervello. La padrona di casa aveva telefonato ieri chiedendo il permesso di “fertilizar al jardin”. Io come un scemo le ho detto di sì. Senza indagare sul metodo. Ed ecco il risultato. Entro in casa. La chiamo. Le chiedo fra il serio e lo scherzoso se questo è un messaggio per farmi sloggiare anzitempo. Risponde piccata che mi ha chiesto se ero d’accordo ed io avevo detto di sì.
“En donde puedo encontrar al jardinero?” domando. Risposta: “Mañana por la mañana estarà trabajando ahì mismo. En una casa vecina de la Urbanizaciòn”.
E’ sabato, sono le sette del mattino, ma ho già fatto la doccia, mi sono sbarbato, e sono pronto alla caccia. Avessi un fucile, lo porterei con me. Trovo infine il traditore. Fernando sta riservando lo stesso trattamento al giardino di un noto dentista di La Paz. Chiedo lumi. Lui dice: “Es nuestro modo de fertilizar.” Gli chiedo quanto tempo ci vorrà per far assorbire al terreno tutta quella merda. Lui, serafico, risponde: “Depende de la lluvia”. “Ma siamo in inverno, è la stagione secca. Non piove da una vita. Previsioni?”
“Bueno, tal vez cuatro o cinco meses, usted sabe, Señor, depende de …”.  Completo io la frase: “… la lluvia”.
Della Midsummer Fest posso fare a meno. Anche se dieci ragazzi sono al lavoro per i preparativi. Ma come faccio a vivere sei mesi in mezzo alla merda? Guardo Fernando. E’ un quechua. O forse un Aymarà. Non lo so. Molto più basso di me. In più, io sono incazzato. Moltissimo. Mi abbasso e gli soffio in faccia: “Tu mi togli tutta quella merda dal giardino entro domattina alle dieci. Hai capito?” Protesta, si agita, parla di chiamare la signora Mercedes, padrona di casa inflessibile. Ripeto piano: “Entendiò bien?” Fa sì con la testa.
Sabato pomeriggio, le sei. Il lavoro procede, frenetico. Fernando è entrato un paio di volte per telefonare. Ad ogni telefonata, i togli merda sono raddoppiati. Finiranno alle nove passate. La domenica, si presenteranno alle sei del mattino. Per raccogliere le ultime secchiate li ho visti usare palette microscopiche e spazzole di scarpe, per frugare fra le l’erba tagliata cortissima. Sono le dieci e cinque. Il giardino è “pulito”, nel senso che la merda non si vede più, se non ti inchini. Però è rimasta la puzza. E una montagna, una camionata intera di merda, ammucchiata nel vialetto di parcheggio della macchina. Ben visibile dalla cucina, visto che sovrasta il davanzale della finestra. Rimarrà lì dieci giorni, prima di riuscire a farla portare via.
Sono fuori. E Fernando mi sta di fronte. E’ sudato. Ed anche spaventato. Gli domando se gli sembra una cosa normale concimare così, lasciando una casa assediata dalla merda per mesi. Non sarebbe meglio scioglierla, la merda, in acqua ed innaffiare il prato con questo “beverone”? Mio padre faceva così quando voleva concimare l’orto usando concime naturale. Lui mi guarda e sospira: “Señor, se me ha eseñado asì”: Signore, faccio quello che mi hanno insegnato.
Eccolo qui, questo piccolo uomo che per 120 pesos, sedici dollari, cura il mio giardino per intero un mese. Passata l’incazzatura, sono pentito e mortificato. Ho visto Fernando, il figlio, la moglie, il cugino, amici, e parenti vari, darsi da fare per ore, disperati, temendo un licenziamento. Per sedici dollari al mese.
Ma lui ha solo altri due giardini da curare. Questi sedici dollari sono essenziali, non solo per sfamare la famiglia, ma per vestirla decorosamente, far studiare i figli e magari la domenica portarli a El Alto, all’aeroporto, a veder gli aerei che partono. Mi decido e gli metto in mano duecento pesos. Mi guarda stranito. Gli batto sulla spalla. Gli dico che c’è una festa, e che vogliamo farla in giardino. Ecco perché gli ho chiesto di togliere la merda. Ma, suggerisco, farebbe bene, molto bene, ad addestrarsi a preparare il “beverone”. E che, prima di smerdarmi il giardino, pretenderei di essere consultato. E che la puzza della merda non mi piace proprio. E che, in virtù della mia mentalità razional- ingegneristica, molto mi sta sui coglioni l’affidarmi alla pioggia, cioè all’aleatorietà, per eliminare la merda. “Entendido?” “Claro que sì. Entendido”. Dubita ancora.  “Allora, Fernando, verrai martedì. Io, al solito, non ci sarò, ma tu farai il tuo lavoro lo stesso, vero?
“ Si señor. Claro que sì, señor. Sin dudas, señor.”
“Y nada de mierda hasta que yo viva aquì, de acuerdo?”
“No, señor, nada, nada de mierda, nunca màs. Lo juro.”
 
« Ultima modifica: 19 Dicembre 2016, 23:26:07 da Mario Giardini »

Offline Bic

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Re:Midsummer fest a La Paz
« Risposta #1 il: 20 Dicembre 2016, 19:51:02 »
Midsummer Fest fragante :asd:


Bravo, Mario! Le mie congratulazioni.
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Offline Abigail

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Re:Midsummer fest a La Paz
« Risposta #2 il: 20 Dicembre 2016, 20:26:15 »
Complimenti, bello il racconto  :blaugh:
I sogni ci preparano alla vita da svegli. [Hannibal]
Col passare del tempo non diventiamo più saggi, Abigail, però impariamo ad evitare o coltivare una certa dose di malvagità. Dipende da cosa preferiamo. [Hannibal]

Abigail: Quante persone hai ucciso?
Hannibal: Molte più di tuo padre.
Abigail: Hai intenzione di uccidermi?
Hannibal: Mi dispiace Abigail. Mi dispiace di non averti protetta, in questa vita.

Will: Prima di lanciare l'amo devi dare un nome all'esca; qualcuno a cui volevi bene.
Abigail: Per dirgli addio?
Will: Se la persona che scegli ti contraccambiava, secondo la superstizione, prenderai il pesce.
Abigail: E tu che nome hai scelto?
Will: Abigail.