Autore Topic: Jack Kerouac e beat generation, il topic della letteratura beat  (Letto 1523 volte)

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Jack Kerouac e beat generation



Inauguro il topic con tre parole su Kerouac.

Jack Kerouac

Photo credit: Tom Palumbo

Jack Kerouac, scrittore e poeta statunitense (1922 – 1969).
Esponente e promotore della beat generation, movimento sociale e culturale degli anni Cinquanta, attorno a cui si raggrupparono, in primo luogo, Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso, Neal Cassady, Gary Snyder, Lawrence Ferlinghetti, Norman Mailer.

Gli elementi apparenti e principali di questa corrente sono: ribellione e rottura con i valori tradizionali, innovazione tecnica (vedi la “prosa spontanea” di Kerouac), sperimentazione di droghe, sesso, apertura verso le grandi religioni orientali e misticismo, importanza dei valori umani e della coscienza collettiva; contrasto verso la politica ufficiale (vedi guerra del Vietnam), verso il razzismo (nella fattispecie verso i neri), verso la condizione relegata femminile, verso la discriminazione sessuale di chi non è etero. Non ultimo il viaggio, mentale e fisico, è un tema dominante. E anche molto altro.

Dopo la beat generation, niente sarà più uguale. Sarà la frattura tra un mondo che proviene dalla seconda guerra mondiale e le premesse di quello che siamo oggi, nel bene e nel male.
Prima della beat generation, a Milano giravano tutti vestiti di nero, marrone e blu. Dopo ci furono i colori.


Introduco nel post successivo, i commenti che feci in occasione di un gruppo di lettura de Il dottor Sax, pubblicato nel 1959, e reputato dallo stesso Kerouac il suo libro migliore. Alcuni, forse desiderosi di ritrovare l’atmosfera di Sulla strada, lo reputano invece uno dei peggio riusciti, ritenendolo confuso e allucinato, scritto in preda alla droga.
Io credo che sia anche un po’ il suo testamento, quel punto in cui un uomo tira le somme e, sapendo perfettamente che non ha più nulla da perdere, può permettersi di parlare chiaramente e diventa visionario di un futuro che non è ancora presente, raccontando il passato. Vedremo se è vero.
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Re:Jack Kerouac e beat generation, il topic della letteratura beat
« Risposta #1 il: 16 Gennaio 2015, 09:27:16 »
Il dottor Sax, commenti provenienti da un gruppo di lettura.


Prima sessione: Fantasmi della notte di Pawtucketville.

Il linguaggio molto particolare di Kerouac scardina alla radice la normali prassi con cui si racconta. Perché Kerouac deve usare questo linguaggio?
Credo che il fattore più importante sia il punto di vista con cui racconta, e cioè, gli eventi autobiografici non sono visti con gli occhi dell’adulto che ricorda (che, per quanto veritieri, contengono una sovrastruttura che un bambino non può ancora avere), ma invece con quelli del bambino che sta vedendo e sentendo.
E’ questo il potente motore di diversità che fa di questo libro un libro sconvolgente, tanto di più se lo collochiamo nel periodo in cui fu scritto e pubblicato.

E’ una cosa difficilissima da fare di per se stessa, quella del ricordare, ma ancora più difficile da ricercare e ottenere se il contesto vuole essere quello narrativo. Perché, per poterlo fare, occorre ricordare come si pensava, e non come si pensa.

E mi pare che Kerouac ci stia riuscendo alla grande. Non c‘è un solo attimo di cedimento man mano che le pagine si svolgono sotto i nostri occhi, non c‘è un solo attimo in cui l’adulto affiora per smussare la visione del bambino. Addirittura riesce a ricordare eventi di quando ancora non aveva sviluppato capacità orali.

Ma, allo stesso tempo, dal racconto del bambino si intuiscono, invece, i nessi logici e le motivazioni razionali e le spiegazioni “serie” che un adulto darebbe allo svolgimento degli eventi.

A una grande capacità poetica evocativa si sostituiscono, prima ancora che ce ne si renda conto, immagini di grande crudezza; incanto e disincanto vanno in giostra; magia e terrore si danno la mano; una tristezza leggera e nascosta lascia il posto a una risata solare e assoluta (sono caduta dalla sedia quando arriva a raccontare del prete LaPoule DuPuis, il giorno dopo la sbronza, mentre dice messa   “risate ululanti”; e quando racconta dello scherzo del penitente che non si voleva assolvere? “la religion – mai c’est d’la m….!” Tale storiella era di quelle che facevano prorompere la grossa allegra Adelaide madre di Joe in un tale urlo che la si poteva sentire fin giù ai sassi del fiume (…)   

C’è dentro tutto quello che fa la vita di un essere umano.
E c’è dentro anche il sogno. I sogni. Che diventano parte integrante della vita.

Il dottor Sax riuscirà a sconfiggere il Grande Serpente del Mondo?


Seconda sessione: Un mesto cinelibro; Altri fantasmi.

Un cinelibro è un libro che illustra per immagini le varie sequenze di un'azione cinematografica.
In bibliografia è famoso il manuale di Enrico Costa: ‎Il Cinelibro (passo ridotto). Guida per cineasti dilettanti e professionisti sulla ripresa e proiezione ottica e sonora. (Hoepli, 1958, III ed.)



Un esempio di cinelibro è ‎Glucker August: ‎Nuoto e tuffi. Cinelibro. Una scuola vivente e razionale‎ (Federazione Italiana Nuoto, Sperling & Kupfer editori, 1942), cioè un manuale in cui si insegna a nuotare attraverso delle immagini in sequenza. Tra l'altro, credo sia il primo esempio di cinelibro che appare in Italia.



Avere intitolato questo secondo capitolo alludendo chiaramente al cinelibro, mostra l'evidente volontà di Kerouac di procedere nella narrazione per immagini susseguenti le quali, tutte insieme, creano l'azione globale.
Qui l'azione è nella casa di Sarah Avenue, e praticamente quasi in un unico luogo, la cameretta di Kerouac bambino: sorprendente l'analisi visiva dei giochi, della musica, del panorama fuori dalla finestra; e poi la cucina di sua madre.
Parla anche di suo padre. A me sembra che il rapporto con i genitori non sia tanto male. C'è una sorta di acriticità nei loro confronti: si limita a raccontarli e, tenendo conto che l'implicazione affettiva di solito limita la facilità a raccontare in termini oggettivi un qualcuno che ci coinvolge emotivamente, mi sembra che lui ci riesca particolarmente bene.



Altri fantasmi.
"(...) assolutamente infotografabile è il fatto che sto seduto in camera mia col vestito buono della domenica appena tornato a casa da una gita in macchina a ..(...)"
Questo periodo mi ha fatto sorridere. Lui non si sta riconoscendo in quello che è in quel momento ma anche qui lo fa senza coinvolgimento emotivo, non c'è risentimento in ciò che le convenzioni dettavano. La sua penna si limita a registrare (per immagini, naturalmente: infotografabile).

Quattro luglio a Lowell 1936: c'è veramente un pezzo di America qui dentro, di quei tempi e di come la gente pensava e si relazionava.


Terza sessione. Capitolo quarto: La notte che morì l'uomo con l'anguria.

Questo credo sia il capitolo più narrativo, "normale" in senso classico, finora incontrato. L'inserto con lo scritto del dottor Sax ne è l'esempio più lampante.
E con l'inserto e altre notizie qua e là sta prendendo vita sempre più chiaramente questa strana figura che popola il passato di Kerouac: una figura che non si sa se sia una minaccia o la divina provvidenza. Dal racconto dei fatti avvenuti nella nella villa sembrerebbe sia un po' un fustigatore dell'ovvietà, dell'inutilità, della forma senza sostanza, dell'atteggiamento a discapito della verità, insomma di tutto quel ciarpame che si stratifica a velare la realtà delle cose e renderle fumose.

Un altro aspetto che già era apparso nei capitoli precedenti ma qui viene svelato chiaramente è l'origine di questa terra e di questa gente che narra Kerouac, e che le pervade indissolubilmente, affiancando passato e presente, e attraverso i cui caratteri ereditari di melting pot si svolge il filo continuo di ciò che si è in virtù di ciò che è stato: mi riferisco al Serpente che parrebbe simboleggiare il retaggio nativo della sua terra (gli Aztechi, e quindi la civiltà precolombiana) ma anche i pellerossa del Nord America cui fa riferimento in parecchi punti della narrazione; e poi l'Africa, naturalmente, portata a forza e trapiantata col sangue, come col sangue è stata sradicata l'altra.
Non a caso lo zio Mike insisteva sulle origini familiari assolutamente francesi e mantenute francesi per generazioni, sapendo benissimo che dove si prende, alla fine si è presi (Graecia capta ferum victorem cepit).
E infatti l'uomo bianco statunitense è indissolubilmente preso dalle altre due facce dell'America che non sono quelle bianche, che gli piaccia o no. Che risorgono con le ombre brune, gli incubi, il sangue.

C'è un altro scrittore che ha saputo spiegare benissimo i meccanismi di quest'anima spezzata in tre dell'uomo bianco americano: Robert M. Pirsig, bianco.
E c'è un altro libro che spiega benissimo perché quest'anima sia spezzata: L’anima dell’Indiano, di Charles A. (Ohiyesa) Eastman, Sioux.

Ancora molti e sempre più espliciti riferimenti all'educazione cattolica che pervade la cultura locale.
Il sesso, la morte.
Il capitolo che ho forse preferito finora.


Quarta sessione: L'inondazione.

Questo capitolo mi ha, forse, entusiasmato un po’ meno del precedente.
I diversi stati emotivi che si susseguono in virtù della potenza distruttiva della natura sono, però, veramente ben descritti.
Come è solito, l’iniziale visione dei ragazzi è eccitazione e divertimento, un nuovo gioco a cui giocare e che non viene percepito come pericolo. Nemmeno l’episodio della zattera/nave riesce a scalfire la sicurezza con cui gli eventi procurano il senso avventuroso.
Solo dall’alto del ponte, a un certo punto, Kerouac comincia a rendersi conto e a sentire paura.

C’è poi l’innesto sorprendente e a ciel sereno delle due liriche.
E questa rosa che vaga e che, per qualche motivo, non riesco a non collegare con il dottor Sax. Mi chiedo se il giovane che butta la rosa in acqua perché ha perso la piccola Gretchen (cioè ogni speranza, perché questa piccola Gretchen non è punto fiabesca e butta via il “grande” per il piccolo, l’insignificante) non sia lo stesso dottor Sax quando era giovane. E’ qui che sta l’arcano della frattura tra il dottor Sax e il mondo intorno?
E comunque, nella “realtà”, il dottor Sax sembra sempre più configurarsi come una personalità complessa e veramente esistita, che nasconde la sua identità dietro il ruolo di stregone (un curandero?). Kerouac non dice mai (o non l’ha ancora detto) quale sia l’etnia a cui lui appartenga.

In tutto questo immane disastro che coinvolge e stravolge un’intera popolazione, - e che Kerouac sente più volte con il senso storico di un documentario del 1930, - spicca l’immagine finale di qualche stupido giocatore di golf che si lamenta dell’allagamento delle buche.  "Furono contrariati" dice Kerouac   :asd:
Non una nota moralistica al riguardo, e per questo ancora più cruda e totale la descrizione di una certa tipologia di umanità (inutile? a voler essere molto poco compassionevoli) che non conosce i termini basilari della solidarietà.

Ultima sessione: Il castello.

Spiacente, ma non sei autorizzato a visualizzare il contenuto degli spoiler

Nota: questo mio testo era stato pubblicato in altro loco ma sono stati effettuati modifiche e tagli.
Il testo originale e integrale è riportato solamente nel presente topic.
« Ultima modifica: 16 Gennaio 2015, 09:33:39 da Bic »
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Re:Jack Kerouac e beat generation, il topic della letteratura beat
« Risposta #2 il: 30 Aprile 2015, 08:36:49 »
Riporto un bell'articolo di Mirko Tondi, dal titolo: “La caduta dell'America” secondo Allen Ginsberg.


Se parlare di Allen Ginsberg non è mai semplice, provare a descrivere La caduta dell'America (Il Saggiatore, traduzione di Leopoldo Carra e Luca Fontana) a un ipotetico lettore lo è ancora meno. Forse, mai come in questo caso, il cantore dei versi della beat generation aveva raccolto materiale così vasto e variegato, con un'enorme ricchezza di temi toccati. È più che altro un'esplosione di forme e di stile, quella contenuta nelle 560 pagine del volume (comprensive del testo a fronte in lingua originale), dove si mischiano infatti poema e poesia, letteratura di viaggio e libro di denuncia, ecologia e dichiarazioni amorose o istinti sessuali (in primis per gli oggetti del desiderio Neal Cassady e Jack Kerouac).

Tra il 1965 e il 1971, Ginsberg, già affermato poeta simbolo della controcultura americana, viaggia per il suo Paese in lungo e in largo, raccogliendo ogni pensiero su un registratore portatile e riversandolo poi sulla carta. Tutto comincia con un pulmino Volkswagen Transporter T2 (in genere, chiamato amichevolmente Bulli), proprio il mezzo di trasporto per eccellenza del movimento hippy in quegl'anni di protesta e radicale cambiamento. Il viaggio continua poi in treno e in aereo, in un coast to coast furibondo, che va da San Francisco a New York, passando per le nubi grigie del Nebraska e attraversando il Midwest, la desolazione del Kansas, le foglie cadute del Connecticut e i sempreverdi innevati della Pennsylvania.

Una vera festa dei sensi, alla quale Ginsberg fa entrare tutto quello che vede e tutto quello che ascolta. E allora finiscono nei suoi scritti insegne pubblicitarie, titoli di giornale, estratti da trasmissioni radio, scritte sui muri di un gabinetto, discorsi di attivisti politici, canzoni. Questi ultimi due aspetti sono quelli che maggiormente inseguono il poeta, una sorta di ossessione vagante che non lo abbandona mai: da una parte, messaggi di propaganda del governo impegnato nella guerra del Vietnam, qui utilizzati per una riflessione più acuta e per le sperimentazioni linguistiche (siamo nel bel mezzo del conflitto, delle proteste pacifiste, delle repressioni studentesche, quando Ginsberg scrive questi testi); dall'altra, la forte influenza della musica, a creare uno stile ritmico e ripetitivo, come fatto di riff e strofe portanti, strofe che appaiono compatte eppure sempre in movimento, slegate tra di loro. Ecco dunque un lungo elenco di autori citati, primi fra tutti i Beatles e i Beach Boys («Ormai, i Beatles e i Beach Boys sono entrati nel Sublime»), e poi ovviamente Bob Dylan, ma anche i Kinks, Sinatra (padre e figlia), Ray Charles, i Rolling Stones.

Ritroviamo qui anche altri elementi immancabili della poetica di Ginsberg, come la fascinazione per filosofie e le religioni orientali (Induismo, Buddismo, Hare Krishna) e l'uso di sostanze stupefacenti, nominando di volta in volta canne d'erba, LSD, amfetamine.

Ma ciò che rimane di più è una fotografia nitida dell'America di quel tempo, un ritratto inquieto e a tinte scure. Per questo, vi si inseriscono perfettamente bollettini di guerra con tanto di cifre sui caduti in combattimento, dichiarazioni circa l'andamento dell'economia del Paese, i temi ecologici che mettono in risalto l'inciviltà dell'uomo, fiumi in cui scorrono petrolio e pesci morti galleggianti. Ma c'è anche l'America delle terre sterminate e suggestive, tra paesaggi urbani e naturali; e allora si susseguono le luci della città a parchi naturali e montagne. E poi l'America dei personaggi, nel bene e nel male, e l'elenco comprende Nixon, Hoover, Dillinger, Timothy Leary, gli Hells Angels, Martin Luther King e si invoca persino Steinbeck perché possa porre fine alla guerra, come fosse un dio.

Non si è grandi senza grandi maestri. E Ginsberg si ispira a William Blake (da cui riprende il concetto di caduta, come suggerisce Leopoldo Carra nell'ottima introduzione) e a Walt Whitman (a cui dedica il libro). Da lirico a dissacrante, da leggero a volgare, ma mai scontato. Sempre, indiscutibilmente, se stesso. A oltre quarant'anni dalla sua prima pubblicazione (il testo uscì per City Lights nel 1973 e vinse il Book Award for Poetry l'anno successivo), La caduta dell'America racchiude le visioni e gli effluvi poetici di un Allen Ginsberg in stato di grazia.

(fonte: http://www.sulromanzo.it/blog/la-caduta-dell-america-secondo-allen-ginsberg?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+blogspot%2FCWzM+%28Sul+Romanzo%29 )
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Offline Voronwe

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Re:Jack Kerouac e beat generation, il topic della letteratura beat
« Risposta #3 il: 30 Aprile 2015, 18:16:39 »
Ho letto quest'estate "Sulla Strada". Pur avendo apprezzato le doti di scrittore di Kerouac, ho trovato detestabili il contesto ed i personaggi. Io e la beat generation siamo agli antipodi.

Offline Daniel Von Evol

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Re:Jack Kerouac e beat generation, il topic della letteratura beat
« Risposta #4 il: 30 Aprile 2015, 23:36:51 »
A me piacque, ricordo nulla praticamente, perché gli anni passano, ma è roba che invece a me piace  :ahsisi:

Vincitore Torneo mensile VII Ediz.,Vincitore pari merito Drabble 20,Vincitore pari merito 250 Caratteri 6 Ediz.,Vincitore pari merito 250 Caratteri 3 Ediz.,Vincitore 250 Caratteri 2 Ediz.,Vincitore 5° Torneo Haiku/Senryu,Vincitore 7° Torneo Haiku/Senryu,Vincitore Drabble 11, Raccontare la notizia 1°,Vincitore Drabble 6,
Vincitore 3° Torneo Haiku/Senryu,Tournament of song:Thrash Metal 2° ediz., Esercizi di stile (2°),
Best Utente Giugno 2015,Gioco dell'anagramma II
Gioco dell'anagramma V,Vincitore Drabble XXIII, Vincitore pari merito Contest Erotico-Estate 2016, Vincitore 250 Caratteri 8, Vincitore 250 Caratteri 9, Vincitore 250 Caratteri 10


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Offline Bic

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Re:Jack Kerouac e beat generation, il topic della letteratura beat
« Risposta #5 il: 23 Settembre 2016, 19:31:19 »
Un paio di informazioni e una poesia di Kerouac a questo link > Come meditare, secondo Jack Kerouac


Bellissima...




Come meditare


– luci spente –

autunno, mani giunte, in istantanea

estasi come una pera di eroina o morfina.

la ghiandola nel mio cervello secernente

il buon fluido felice (Fluido Santo) allorché

mi abbasso e tengo ogni parte del corpo

giù in una trance da punto morto – Sanando

ogni mio male – tutto cancellando – neppure

resta il brandello di uno «spero-che-tu» o una

Bolla di Pazzia, ma la mente

libera, serena, spensierata. «Quando arriva

un pensiero spuntando da lontano con la sua

esibita figura d’immagine, lo freghi,

lo sfreghi via, lo smonti e si fa

smunto, e il pensiero non viene – e

con gioia comprendi per la prima volta

«Pensare è proprio come non pensare –

Perciò non devo pensare

Mai

più».
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