Autore Topic: Alex Cantarelli  (Letto 311 volte)

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Offline Gargaros

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Alex Cantarelli
« il: 18 Aprile 2016, 22:37:47 »
2142 di Alex Cantarelli





Il genere è la fantascienza, ma qua e là è afflitta da un'ingenuità di fondo che ricorda la "miglior" SF italiana di decenni orsono. L'intenzione chiara dell'autore è però filosofeggiare sull'umanità del futuro prossimo, anziché imbastire vicende verosimili in tutto e per tutto. Le otto storie sono ambientate nel 2142, tranne l'ultima che si svolge esattamente un secolo dopo e sembra voler chiudere idealmente un discorso portato avanti in tutto il libro. Ma io questo discorso che dovrebbe compattare il volume non l'ho notato, o forse mi è sfuggito per limiti mentali e culturali (l'autore è filosofo, e io no). Ho visto invece dei racconti autonomi e sfaccettati, varie idee trattate e non sempre supportate da riflessioni profonde o chiare. Nel complesso il libro è gradevole, fatto salva una punteggiatura a tratti disastrosa, specie presso i discorsi diretti.


Qualche nota sui racconti (attenzione: contengono spoiler):

Il primo racconto s'intitola P.N. e parla di un piano "diabolico" per sovvertire la sicurezza del popolo e poter così instaurare un controllo più profondo. E' la storia che più di altre mostra ingenuità tecniche: qui la trama crolla di botto quando ci si rende conto alla fine che il protagonista viene visto come un potenziale pericolo del piano senza alcuna ragione logica, in quanto è un sottoposto trascurabile e in quanto il piano è realizzato da tutti i potenti che stanno in alto.

Segue AK-921, storia di un'improbabile e incredibile spedizione umana ai confini del sistema solare. E' anche questo un racconto ingenuo, per altro afflitto da una trama inconsistente che non si capisce dove cominci e dove voglia andare a parare. L'idea che ho è che l'autore abbia voluto mettere un essere umano nella condizione di solitudine assoluta, però se tratti la sostanza fantascientifica con così tanta approssimazione si mosterà per quello che è: un artificioso contorno fatto male. A questo punto potevi anche scrivere un saggio sulla solitudine e via.

In Beta-C. assistiamo allo scambio di battute tra tre personaggi. Non c'è narrativa, ma solo i discorsi diretti. Per quanto il racconto sia breve (di tre pagine), questo metodo confonde un po' le idee su chi è che dice cosa. L'autore crede forse che il lettore riesca a leggergli nella mente? In ogni caso, la storia è gradevole e ha un finale a suo modo scioccante.

N. è la descrizione di un mondo ideale, il pianeta N., appunto, abitato da una colonia umana che col tempo è arrivata a una profonda fusione mentale e morale con l'ecosistema. In un certo senso mi ha ricordato Le città invisibili di Calvino. Non è quindi un racconto nel senso classico del termine, però è stata una delle migliori letture della raccolta.

Segue O.d.p., e qui trovo modo per far notare il curioso metodo di titolazione di Cantarelli. Può piacere e no... e a me non piace. In ogni caso, O.d.p. è una buona storia, accostabile alla prima (P.N.) perché anche qui c'è un piano diabolico per convertire l'essere umano in una bestia assetata di "essere controllata". Il racconto è scritto bene, è malinconico e triste, e si basa su una riflessione davvero profonda e stimolante sulla natura dei ricordi e su cosa ci rende unici.

In F. c'è una Biblioteca esclusiva e inaccessibile in cui sono conservati gli ultimi brandelli di testi filosofici dei grandi pensatori del passato. Non ho capito bene su quale idea si fonda la storia. In ogni caso, non c'è racconto.

C.d.S. è una confessione finale di una madre a suo figlio. La donna sta per morire, ma sta anche per essere "virtualizzata" in una banca dati. Quella della copia in digitale della persona è un tema che si era già affacciato nel libro. Comunque, anche questo non è un vero e proprio racconto.

P. è ambientato cento anni esatti dopo il 2142 e come ho detto sembra voler chiudere un discorso portato avanti dal resto dei racconti. Almeno è questa la sensazione che ho avuto... Si tratta della storia di un uomo che entra in un "confessionale" elettronico e comincia a parlare con una presenza femminile virtuale, ma la quale cerca in ogni modo di dimostrare che è vera. Il testo è costituito solo da uno scambio di battute fra i due. Non c'è storia in senso classico nemmeno qui. Tuttavia, alcune riflessioni del personaggio maschile sono molto interessanti. Il finale è in un certo senso spiazzante, perché sembra suggerire che la ragazza virtuale fosse reale... Distanze umane, mediazione meccaniche per i rapporti umani... magari l'autore voleva criticare questo. E chissà che la chiave esatta di lettura non sia l'assunto che "solo il silenzio è l'unico dialogo".





Per una biografia dell'autore vedete la pagina su Wikipedia:

https://it.wikipedia.org/wiki/Alex_Cantarelli
« Ultima modifica: 18 Maggio 2016, 10:00:45 da Gargaros »